AAA ACHILLE

Regia: Giovanni Albanese
cast: Sergio Rubini, Hélène Sevaux, Paolo Bonacelli, Loris Pazienza, Pippo
Sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Giovanni Albanese
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Simona Paggi
Scenografia: Marco Dentici
Costumi: Liliana Sotira
Musica: Nicola Piovani
Origine: Italia, 2002
Durata: 88'



E' proprio necessario guarire e diventare uguali a tutti gli altri, rinunciando ai propri difetti e appiattendosi su una banale normalità?
Sembra farsela anche Achille questa domanda. Anche se è un bambino. Il suo difetto? E' balbuziente, e quando il padre muore si chiude ancora più a riccio in se stesso, peggiorando la malattia. Ed allora i suoi familiari non trovano soluzione più intelligente che mandarlo in una clinica specializzata. Ma la cura miracolosa non funziona, anzi. Che senso ha far cantare le persone per non farle più balbettare? Quando poi si ritrovano immerse nella realtà quotidiana, ad esempio a dover chiedere informazioni in un supermercato, cantando non fanno altro che rimarcare la propria diversità.
E' solo l'incontro con l'affettuoso e giocherellone logopedista Remo (interpretato da un sensibile Sergio Rubini) che permette ad Achille di ritrovare la fiducia necessaria in se stesso per superare il proprio difetto, per conviverci. E la strada giusta non è una presunta e presuntuosa cura miracolosa: è semplicemente l'affetto, il calore umano, la dolcezza. Tutto quello che il logopedista riesce a dare al bambino.
"A.A.A. Achille" è un film semplice e lineare, opera prima dello scultore foggiano Giovanni Albanese, con la collaborazione di Vincenzo Cerami in fase di sceneggiatura, di Nicola Piovani per le musiche e di Maurizio Calvesi per la fotografia. Un piccolo film, ma con un grande cuore. Una commedia che affonda le sue radici in un terreno potenzialmente drammatico, come può essere una malattia più psicologica che fisica. La paura di non riuscire a capire il mondo e di non essere capiti dal mondo, la sensazione d'angoscia che nasce dal sentirsi diversi dagli altri, la difficoltà di crescere: il film racconta tutto questo con semplicità, con gli occhi di un bambino, a metà tra il divertito e il malinconico, ma sempre con una punta di ironia. La trappola della retorica viene evitata proprio grazie a questo sguardo, e il film scivola via leggero e piacevole, come una carezza e come un soffio di vento.

Grazia Monteleone