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A
cavallo della tigre
Regia : Carlo
Mazzacurati
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Paola Cortellesi, Marco Paolini, Marco Messeri,
Tuncel Kurtiz, Roberto Citran, Manrico Gammarota
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Franco Bernini
Fotografia: Alessandro Pesci
Musica: Ivano Fossati
Origine: Italia, 2002
Durata: 102'
Sito: www.01distribution.it
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Guido, un
simpatico e vitale quarantenne pieno di debiti che vive a Milano, per
risolvere la sua situazione economica decide di fare una rapina con la
sua nuova compagna Antonella, ballerina televisiva. Ma, andato male il
colpo, viene arrestato, mentre la sua complice riesce a scappare con il
bottino. Due anni e sei mesi dopo, Guido sta per uscire di prigione quando
viene coinvolto, suo malgrado, in una fuga dal carcere da due galeotti:
Fatih, un omone di settant'anni di origine turca e Hamid, un tunisino
trentenne. Costretto a seguirli, alla fine, si metterà sulle tracce
di Antonella che, divenuta, nel frattempo, una famosa giornalista, grazie
al pagamento di un'alta somma di denaro, ha saputo trovare anche una nuova
casa e un nuovo compagno.
" A cavallo della tigre" del regista padovano Carlo Mazzacurati
è liberamente ispirato all'omonimo di Comencini, sceneggiato da
Age, Scarpelli e Monicelli, del 1961, interpretato da Nino Manfredi, Gian
Maria Volonté, Valeria Moriconi, un film drammatico sul malessere
sociale nell'Italia del "boom" economico. Questo di Mazzacurati,
con trama differente, racconta l'indifferenza e la superficialità
di oggi, aprendo uno spiraglio su un'istituzione italiana ( come quella
di un carcere ) che risulta essere " gravida" di veri e propri
"malavitosi" che agiscono nel silenzio, riuscendo così
a sfuggire alle pene.
A cavallo della tigre è anche la storia della nascita di una grande
amicizia quasi filiale tra Guido e Fatih, che sembra toccare quasi il
melodramma. Musicato da Ivano Fossati, e impreziosito dalla splendida
fotografia di Alessandro Pesci, che mostra bellissimi paesaggi liguri,
ha come protagonista principale Fabrizio Bentivoglio, che, dopo la positiva
esperienza de La lingua del Santo (2000), continua a collaborare con il
regista, interpretando quì un giocatore di casinò accanito
e sfortunato, che si mette in fuga verso una nuova patria. Ma la fuga
con il suo amore finalmente ritrovato è anche una metafora, è
l'allontanamento da un luogo invivibile per ritrovare una nuova identità
ed una nuova libertà.
Grazia Monteleone
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