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Acqua tiepida sotto un ponte rosso
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| Abbandonato
dalla moglie e stanco della vita, il quarantenne Yosuke si allontana da
Tokyo e, seguendo le indicazioni di un vecchio barbone, s'incammina verso
uno sperduto villaggio nell'isola di Noto. Scopo del viaggio è uno
straordinario tesoro, un Buddha d'oro rubato anni prima dal simpatico vecchietto
in un Tempio di Kyoto e nascosto in una giara per sfuggire all'arresto.
Ma l'esito sarà diverso e, una volta introdottosi nella casa indicata,
Yosuke vi troverà un tesoro sicuramente più prezioso, una
giovane donna, dolce e vivace come una giornata di primavera, capace di
far nuotare i pesci controcorrente e di far sbocciare i fiori fuori stagione,
grazie allo scroscio d'acqua che produce nel momento dell'orgasmo. E il
contenuto della giara? Simbolico e dolcissimo, ve lo lascio scoprire in
sala. Solo il cinema asiatico, e in particolare quello giapponese, riesce
ancora a trasmetterci simili sensazioni, permettendo alle emozioni di dominare
il flusso narrativo attraverso la progressiva eliminazione del razionale.
Film carnale, fantastico e realistico nello stesso tempo, carico di energia
positiva, in grado di esprimere vitalità e forza, capace di tonificarci
come una doccia gelata, incredibilmente piacevole. Come l'acqua che secerne
la protagonista fa ritrovare a che ci s'immerge il vigore perso, così
questa pellicola riesce a spezzare l'incantesimo che circonda il cinema
contemporaneo, costretto ad annaspare dentro temi quasi esclusivamente drammatici,
e a donarci due ore di gioia e di spensieratezza. Tutto è in perenne
movimento, un flusso continuo di acqua e di piacere corporale, al quale
Imamura si avvicina senza emettere giudizi, esclusivamente per il piacere
di mostrarci come il nostro pesante destino di uomini perennemente dominati
dalla vita ma in continua lotta con essa, possa essere ugualmente affrontato
con la leggerezza di una farfalla. Anna Lai |
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