Il film mostra con efficacia gli affetti e i dispetti, del titolo italiano, riconducibili entrambi a Raquel, una donna estremamente sola, taciturna, perennemente imbronciata e scura in volto, tranne quando si rapporta (e non sempre) con i suoi Valdés, la famiglia acquisita. In fondo con queste persone ci è crescita, tanto che Pilar la tiene in forte considerazione riguardo alla sua riluttanza di affiancarle un aiuto. Sebastian Silva delinea una donna particolarmente fuori dall’ordinario. Raquel è fuori dalla realtà del vivere quotidiano, non ha contatti con l’esterno, il suo tempo lo trascorre in casa dei suoi datori di lavoro, esce di rado e solo per necessità non per distrazione. Non ha amici, non ha un uomo, e probabilmente, si lascia intuire, non l’ha mai avuto. Ha un rapporto ancora da bambina con la madre quando le parla al telefono, intimorita e in attesa di approvazione. Gli atteggiamenti infantili li esprime anche nei dispetti che fa alle sue colleghe di passaggio. Le chiude fuori casa, lasciandole sgolare nel richiamare la sua attenzione, mentre lei passa l’aspirapolvere e le spia dalla finestra.
La casa è un elemento fondamentale del film, esiste una sinergia tra Raquel e l’abitazione, alla quale si sente d’appartenere. Il regista ha girato il film a casa propria. I suoi genitori, dopo aver letto la sceneggiatura, hanno acconsentito a farla diventare un personaggio del film. In effetti, come lo stesso Silva ha affermato, ha scritto la storia pensando proprio ai suoi ambienti e come questi interagissero con Raquel e gli altri abitanti.
La fotografia di Sergio Armstrong ha evidenziato le luci e le ombre della casa, che poi corrispondono al carattere di Raquel. La macchina da presa utilizzata è stata quella a mano per seguire Raquel nelle stanze, attraversare i corridoi e utilizzare le scale. Inoltre l’intento del regista è stato quello di dare una sensazione la più realistica possibile, un ritratto fedele sia delle persone descritte che degli ambienti e la camera a mano contribuisce notevolmente a creare ciò, dando la percezione tangibile allo spettatore di osservare Raquel e gli altri da un’angolazione privilegiata, che li fa stare negli ambienti con loro. Molte delle situazioni familiari descritte, poi, si ispirano alla famiglia del regista, una su tutte sono i giochi di prestigio che Lucas si diletta a fare per la sua famiglia, Raquel compresa.
Augustin Silva, che interpreta Lucas, è il fratello più giovane del regista, e ha messo in atto scene di vita che il ragazzo ha vissuto in prima persona, mostrando naturalezza nei gesti e nelle parole.
Il regista ha tenuto molto in considerazione anche i colori e per questo film ha voluto utilizzare una gamma ridotta, senza che ci fossero colori accesi come il rosso. D’altra parte l’atmosfera del film non lo richiedeva, Raquel indossa per quasi tutta la durata della storia una divisa nera, i suoi capelli sono neri, come “nero” è il suo viso, quando qualcosa non le va a genio, il carattere, poi, non si può dire che sia solare.
Sebastian Silva è riuscito a raccontare l’animo di una persona fin nel profondo, catturando e mostrando la verità interiore di un individuo, che spesso non si riesce a scorgere ad un analisi superficiale. Lo ha fatto in modo efficace e pungente, attraverso i silenzi e lo sguardo, inserendo una venatura comica che attraversa il film in maniera trasversale. È una pellicola che merita per il suo essere insolitamente attraente.
Francesca Caruso