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Agua
e sal
Regia: Teresa
Villaverde
Cast: Galatea Ranzi, Maria De Medeiros Joaquim De Almeida, Alexandre Pinto,
Miguel Borges, Lucia Sigalho, Chico Buarque
Sceneggiatura: Teresa Villaverde
Fotografia: Emmanuel Machuel
Origine: Portogallo, 2001
Durata: 117'
Sito ufficiale: www.madragoafilmes.pt/aguaesal
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Inevitabile,
prima di parlare del film, far notare la follia da ricovero immediato
di quei pusillanimi senza scrupoli e senza cervello che hanno deciso di
far uscire il povero Agua e sal, film tipicamente festivaliero e come
tale non adatto ad un vasto pubblico, nello stesso giorno dei barbari
saccheggiatori delle sale del periodo natalizio, lo stronzetto di Harry
Potter e la cicciona del matrimonio greco tanto per non fare nomi
Ma come si può? Anche un cieco o un minorato o un ignorante qualunque
avrebbe avuto più rispetto per un film d'essai come quello della
Villaverde che, indipendentemente dal suo reale valore, meritava in ogni
caso un posto più decente della solita unica sala in tutta Italia
o quantomeno potevano farlo uscire in un altro periodo o magari spendere
un euro per la pubblicità! Una vera vergogna!!!
Agua e sal era presente al festival di Venezia 2001 con al seguito una
mandria di polemiche dovute al marito della regista che aveva preteso
il ritiro del film in quanto nessuno l'aveva interpellato sull'uso della
figlioletta (sic!), polemiche che peraltro non erano riuscite a salvare
la Villaverde dalla marea di fischi del pubblico. Anch'io ad essere sincero
l'avevo demolito senza tante remore ma oggi, dopo averlo (ri)visto a distanza
di un anno, credo sia necessaria una "revisione".
Si vede che la Villaverde è maturata rispetto al suo primo film.
E si vede pure che nonostante i suoi soli 35 anni ha le idee ben chiare.
Usa il cinema come la poesia. La forza dei versi contro quella delle immagini.
Lotta impari la sua. La poesia riesce a fermare il tempo. Il cinema ci
tenta ma non sempre ce la fa. Una donna vorrebbe fermare il tempo. Per
pensare. Per guardarsi dentro. Per stare con la figlia. Per rivedere il
suo rapporto col marito. Il silenzio di uno sguardo rivela un mondo "subacqueo"
che cela un dramma interiore irrisolto. Non c'è più amore
ma libertà. Non c'è più una coppia ma solo una donna
(con la sua bambina). Una donna che non ama ma che è libera di
scegliere il suo destino. Un tuffo in acque profonde che è una
fuga da fermi. Un tuffo nell'introspezione di un anima mundi persa tra
l'amore che non c'è più e la necessità di cercare
se stessa. Un'immersione nell'abisso dei sensi che avvolge, stravolge
e coinvolge. La calma piatta del mare contrapposta ad un turbinio emozionale
imploso come un vulcano che sceglie di non eruttare. Il sale disinfetta
le ferite di un corpo martoriato ma non quelle incise nella profondità
del cuore.
Nel cast la nostra Galatea Ranzi che assomiglia sempre più a Chiara
Muti che a sua volta sassomiglia a Stefania Rocca che assomiglia a Isabella
Ferrari. La Ranzi, attrice intellectual snob fin dai tempi di Fiorile
dei Taviani, qui dà il meglio di sé: non parla, pensa, scrive,
si tocca i capelli, fissa il vuoto, sbuffa, nuota, farfuglia.
Una particolarità: la regista deve avere qualche problemino, un
trauma infantile forse, con le porte e le portiere, non so quante volte
le fa sbattere!
Marco Catola
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