ALILA

Regia: Amos Gitai
Sceneggiatura: Amos Gitai, Marie-Jose Anselme
Cast: Yael Abecassis, Uri Klauzner, Hanna Laslo, Ronit Elka betz, Amos Lavie
Fotografia: Renato Berta
Montaggio: Kobi Netanel, Monica Coleman
Origine: Israele, 2003
Durata: 120'



In un condominio al confine tra Tel Aviv e Jaffa vive una variegata comunità di individui: un vecchio di nome Schwartz con la colf filippina, il signor Aviram che non va da nessuna parte senza il suo cane, la signora Mali che vive con il suo giovane compagno Llan ed Ezra, il marito di Mali, che vive in un furgone ed è alle prese con il rifiuto del figlio di fare il servizio militare. Ma la loro tranquillità sta per crollare. E' infatti arrivata al piano terra Gabi, l'amante di un militare che tutti i giorni con le sue urla di piacere disturba la quiete del condominio…
Tratto dal racconto "Returning lost love" di Yehoshua Knaz, Alila, pur riunendo tutti gli attori dei precendti film di Gitai,
abbandona le atmosfere belliche (il tema della guerra continua comunque ad essere presente tramite la storia del figlio di Ezra che diserta l'esercito) per addentrarsi nella cronaca della vita quotidiana di un gruppo di persone qualunque. Una cronaca apparentemente ordinaria. Dietro la ordinarietà si cela un mondo di facce, di caratteri, di vite diversi. A Gitai interessa cogliere la convivenza di mondi non appartenenti allo stesso ceppo razziale. Non sono tutti ebrei e neppure tutti arabi. C'è una commistione di razze che ormai caratterizza anche Israele. L'immigrazione è un dato di fatto. Ci sono cinesi, rumeni, nigeriani. Tutti senza permesso di soggiorno. Gitai parla di "promiscuità incestuosa".Tutti questi gruppi razziali convivono gomito a gomito, si influenzano reciprocamente, sono costretti ad accettarsi con tutte le loro differenze ed incongruenze. E per Gitai è proprio questo senso di prossimità fisica ad aiutare la popolazione di Tel Aviv a cambiare faccia e a renderla più umana.

Marco Catola