ALMANYA – LA MIA FAMIGLIA VA IN GERMANIA 

Titolo originale: Almanya - Willkommen in Deutschland
Regia: Yasemin Samdereli 
Sceneggiatura: Yasemin Samdereli, Nesrin Samdereli
Cast: Fahri Ogün Yardim, Arnd Schimkat, Aykut Kayacik, Petra Schmidt-Schaller, Denis Moschitto, Aylin Tezel, Manfred-Anton Algrang, Lilay Huser, Siir Eloglu, Kaan Aydogdu
Fotografia: Ngo The Chau
Montaggio: Andrea Mertens
Musiche: Gerd Baumann
Distribuzione: Teodora Film
Origine: Germania 2011
Durata: 97’ 
Data di uscita:  07 Dicembre 2011
Numero di sale: 12


Negli anni Sessanta, Hüseyin Yilmaz – lasciando la Turchia per andare a incrementare l’allora scarsa manovalanza tedesca – sfiora l’opportunità di passare alla storia come milionesimo immigrato in Germania. Iniziano, invece, qui le vicende del milionesimo e uno operaio straniero e della sua numerosa famiglia che, dopo quarantacinque anni, si ritroverà quasi costretta dal capostipite ad affrontare un viaggio nella remota terra d’origine.
Con uno script che intervalla il presente a il passato, Almanya incarna il ritratto di un popolo ancora sospeso tra il bisogno di evoluzione e il radicato attaccamento al folklore.
Per il suo esordio come regista, Yasemin Samdereli (tedesca ma turca di nascita) scrive con la sorella Nesrin una commedia dolce-amara sull’integrazione. Procedendo su due binari paralleli, la pellicola si snoda attraverso la voce della giovane universitaria Canan che espone al piccolo Ciank, ultimogenito della famiglia, le peripezie dei nonni. Il percorso ‘on the road’ degli Yilmaz alla riscoperta le loro radici, cammina di pari passo con il percorso introspettivo dei singoli personaggi. Nonostante siano ormai giunti alla terza generazione in Germania, permane, in ognuno dei componenti, la consapevolezza che non basta un passaporto tedesco per cancellare la loro, seppur scomoda, provenienza.
Almanya restituisce – grazie anche a soluzioni narrative che allacciano alla realtà rappresentazioni simboliche – lo stordimento di un’etnia davanti a un mondo ignoto e contrapposto, calcando con chiave grottesca tutti i pregiudizi e l’aspetto paradossale delle fobie.
 “Quello dell’integrazione – afferma la regista – è un tema fondamentale e il nostro film si pone dei quesiti basilari: perché siamo qui, come tutto è cominciato, cosa significa essere stranieri”.
Indimenticabile è la figura del nonno Hüseyin, esempio di tolleranza e apertura mentale tanto da essere il solo a comprendere la giovane nipote Canan, non sposata e incinta di un inglese.
La Samdereli opta per lunghe sequenze, suggellate da una fotografia luminosa e piacevolmente cullate da ballate turche. Il tono della commedia, più marcato nella prima parte del film, che è sicuramente la più riuscita, dirada pian piano nel melo che, sebbene susciti quell’inevitabile turbamento emotivo, ne intorpidisce il risultato globale.
Lo sdoppiamentonarrativo di Almanya arriva ad un punto di congiunzione solo nella scena finale, in cui la famiglia scopre che la casa di Huseyin in Turchia è solo un tramezzo di mattoni con il vuoto sia di fronte che sul retro, emblema di una mancanza di patria, non essendosi mai separato dalla vecchia e non avendo mai pienamente riconosciuto quella nuova.

 

Francesca Trapè