ALONE IN THE DARK
Regia: Uwe Boll.
Sceneggiatura: Elan Mastai, Michael Roesch, Peter Scheerer.
Cast: Christian Slater, Tara Reid, Stephen Dorff, Frank C. Turner, Mathew Walker, Will Sanderson.
Montaggio: Richard Schwadel
Origine: USA/Germania/Canada, 2005
Durata: 96’
 



Edaward Carnby, un investigatore del paranoramale, è alla ricerca delle ragioni della scomparsa di un suo amico d’infanzia. Le sue riecerche lo porteranno a imbattersi nella civiltà Abkani, adoratori del male, scomparsi misteriosamente a seguito dell’apertura di una Porta spazio temporale fra il mondo della luce (il nostro) e quello delle tenebre.
La tendenza a proseguire nella trasposizione cinematografica di trame di videogiochi pare non essere ancora passata di moda nemmeno in questo 2005, il tutto, potremmo aggiungere: “molto stranamente”.
Mentre ben differente è la sorte di coloro che sono vicini al mondo dei fumetti, cui spesso il cinema ha reso omaggio in maniera impeccabile, i due Spiderman di Sam Raimi ne sono la riprova, come anche il recente Batman Begins (id., Chris Nolan, 2005). Ben differente è invece la sorte che tocca agli adepti dello schermo dei pc. Uwe Boll non nuovo però alle alle trasposizioini cinematografiche di videogames di successo, suo l’action movie House of the dead (id., Uwe Boll, 2004) ci riprova non curandosi delle contro indicazioni del caso, con questo prodotto estivo che non riesce però a colpire nel segno.
Alone in the Dark risulta un’infelice accozzaglia di generi differenti che fa perdere quell’aura mistica e di horror gotico che si assaporava nel privato della proria casa. Il tutto tramutandosi invece in una pessima via di mezzo fra Tomb Raider (Lara Croft: Tomb Raider, Simon West, 2001) altra trasposizione di successo (al botteghino) e Indiana Jones, unito ad una manciata della Cosa (The Thing, John Carpenter, 1982).
Unici trait d’union, con il mondo virtuale sono la presenza di un paio di personaggi cardine: in tal caso il detective orfano Ed Carnby interpretato da un Christian Slater che stranamente ha accettato una prova di così basso spessore artistico e l’archeologa, e sua fidanzata, Aline Cedrac, che ha le sembianze di Tara Reid, nota al pubblico per la partecipazione allo scollacciatissimo American Pie (id., Paul & Chris Weitz, 1999).
Unico altro vincolo non trasgredito da Boll e dal suo staff di sceneggiatori è riuscire a mantenere sempre viva l’azione con una trama che, anche se ridotta all’osso, non impedsica il verificarsi di innumerevoli combattimenti tra l’eroe di turno e le oscure forze del male che per la forma e gli attegiamenti ricordano, in tal caso, l’Alien di Ridley Scott (Alien, Ridley Scott, 1982).
Un prodotto che quindi nel complesso scivolerà rapidamente nel dimenticatoio il tutto sino alla prossima trasposizione del genere videogame – movie.

 

Ciro Andreotti