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AL PRIMO SOFFIO DI VENTO Regia: Franco
Piavoli
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| Un
pomeriggio d'estate. Una villa di campagna. Una famiglia a tavola. Tutto
scorre come un fiume tranquillo. L'allusione al panta rei eracliteo è
tutt'altro che casuale. Ognuno è preso dai propri pensieri. Sembra
che il tempo non passi, che tutto resti sempre uguale ma invece al primo
soffio di vento qualcosa cambia e niente è più come prima. Lo sguardo di Piavoli è discreto, intimo, pudico. Entra in punta di piedi nello spazio per scrutare con l'occhio dell'entomologo la vita dei suoi personaggi. Segue il flusso dei loro pensieri, li lascia liberi di essere se stessi, di vivere le proprie emozioni davanti ad un tramonto, ad un temporale, alla brezza leggera del mattino, all'insopportabile afa pomeridiana. Ciascun personaggio si estrania e si butta a capofitto nel proprio mondo. Il padre spia dalla finestra i suoi lavoranti di colore che raccolgono il grano e le stoppie e si sofferma a meditare sull'evoluzione biologica dell'uomo. La madre si aggira per le stanze della villa quasi in trance come un'ossessa sospinta dalla memoria di alcuni versi che rievocano l'inizio del suo amore. La figlia più piccola corre spensierata tra i boschi in preda ai primi turbamenti adolescenziali. La figlia più grande suona il pianoforte facendo risuonare per tutta la casa le note suadenti di un malinconico rondò. La zia vaga alla ricerca di un vecchio amore perduto invocandolo per le strade e i sentieri intorno alla casa. Il nonno è immobile a letto in attesa di una dolce morte. Sono tutti soli ed inquieti. Sui loro volti affiorano i sentimenti più intimi e reconditi. Il cambiamento sulle loro facce è quasi impercettibile ma c'è, lo si "vede" grazie ai colori, ai suoni, alle vibrazioni, alla luce. Lo spazio che li circonda (gli interni della villa, il giardino, il bosco, il fiume, il cielo, tutta la natura) interagisce con i personaggi, non fa solo da sfondo ma è protagonista esso stesso. Presentato a vari festival internazionali, tra cui anche il Sundance e Locarno, decisamente poco adatto al mercato (ed infatti è un miracolo che esca anche se in ritardo di un anno) ma incredibilmente lirico, intenso, suggestivo, quasi disarmante. Prodotto dallo stesso Piavoli e dalla coraggiosa Laura Cafiero, che ha creduto nell'ambizioso progetto sin dall'inizio, con il contributo del Ministero dei beni e attività culturali. Il titolo del film è un verso del terzo libro delle "Argonautiche" in cui Apollonio Rodio descrive l'incontro d'amore di Giasone e Medea. Marco Catola
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