A LUCI SPENTE

Regia: Maurizio Ponzi
Sceneggiatura: Maurizio Ponzi, Stefano Tummolini, Pietro Spila
Cast: Andrea Di Stefano, Giuliana De Sio, Giulio Scarpati, Tony Bertorelli, Ginevra Colonna, Filippo Nigro
Fotografia: Luigi Verga
Montaggio: Luca Montanari
Scenografia: Franco Ceraolo
Costumi: Stefano Cioncolini
Origine: Italia, 2004
Durata: 120’
 



Siamo a Roma nel 1943. Sono in atto le riprese di “Redenzione”, un film prodotto con il sostegno del Vaticano che racconta la scelta di una nobildonna di spogliarsi di tutti i propri averi per soccorrere i reduci della guerra di Spagna. Parallelamente alla storia cinematografica si intrecciano le vicende dei componenti del cast e della troupe: la diva Elena Monti che, pur non convinta,accetta di essere la protagonista e si ricrederà riuscendo ad interpretare un ruolo che le cambierà la vita per sempre, il regista Giovanni Forti che è antifascista e che con questo lavoro evita di andare a Venezia, dove si è trasferito tutto il cinema italiano al seguito della Repubblica di Salò, l’attore Primo Ratelli, che invece è simpatizzante del regime e non vede di buon occhio i cambiamenti sociali in atto e i nuovi punti di vista del cinema italiano, il partigiano Andrea Gautieri che riuscirà a farsi assumere per un piccolo ruolo sfuggendo così ai tedeschi.
Un film nel film dunque a carattere corale per il quale Ponzi dice di essersi ispirato a “La porta del cielo” (“Redenzione” è un titolo immaginario) di Vittorio De Sica, un film che non fu mai terminato ma che salvò la vita a numerosi ebrei scritturati per l’occasione come comparse che riuscirono così a scampare alle retate naziste. Questa fonte di ispirazione ha pure creato problemi a Ponzi perché Christian De Sica, figlio del compianto maestro del Neorealismo, da tempo coltiva un progetto con la Miramax sul film girato dal padre durante l'occupazione nazista e si vocifera che abbia addirittura intenzione di intraprendere un’azione legale per far valere i propri diritti. Il povero Ponzi si affretta a precisare che non ha voluto girare un film sulla lavorazione di quella pellicola ma che ne ha solo tratto ispirazione. Io credo che De Sica jr non abbia visto il film. Sono sicuro che se lo vedesse lascerebbe cadere ogni accusa…E non perché è un capolavoro ma proprio per l’esatto contrario, insomma non si deve preoccupare, anche il figlio d’arte più incapace riuscirebbe a fare di meglio!
Sinceramente è apprezzabile l’intento di Ponzi di raccontare una pagina anche interessante della nostra storia (la nascita del neorealismo, l’occupazione nazista, la liberazione americana) ma purtroppo, come molti altri registi della sua generazione (vedi Risi, Mingozzi, Wertmuller e tanti altri), anche Ponzi è stato fagocitato da quel terribile mostro che si chiama tv. E questo “A luci spente” (il titolo fa riferimento sia al buio della sala cinematografica quando viene proiettato un film sia al coprifuoco che scandisce la vita delle persone durante la guerra) non è altro che una mediocre fiction televisiva portata, non si sa bene perché, sul grande schermo. Con tutto quello che comporta: regia piatta e approssimativa, facce moderne e completamente sbagliate per il periodo fascista (l’unica giusta è quella di Ginevra Colonna, peraltro ridotta ad un ruolo minore), sceneggiatura ipertrofica (che implica uno sviluppo seriale) e retorica. Avvilente soprattutto la pigrizia di confermare da parte del regista, o da chi per esso, il casting director Pino Pellegrino presumo, lo stesso cast della fiction tv “Il bello delle donne”, cavallo di battaglia degli ultimi anni di Ponzi.
Il film, prodotto dal giovane Giuseppe Di Palma per Cinemart con il contributo del Ministero, è stato presentato all’Europa Cinema 2004 ma esce solo adesso. Il ritardo come al solito è dovuto al blocco dei fondi per la distribuzione conseguente alle nuovi leggi sul cinema. Quando lo Stato si danneggia da solo…

 

Marco Catola