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L'AMORE DI MÀRJA Regia: Anne
Riitta Ciccone
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| Marja
è finlandese, hippie e piena di vita. Fortunato è siciliano,
passionale e libero come il vento. Sono gli anni '70. Gli anni della rivoluzione.
Dei sogni. Della libertà. Nonostante la diversità delle loro
lingue Marja e Fortunato si amano e condividono gli stessi ideali. Hanno
due figlie, Sonia e Alice, sono felici e la loro vita scorre tranquilla
come un fiume d'acqua dolce. Purtroppo, come si sa, i Settanta furono un'illusione,
la libertà un miraggio e gli hippies dei sognatori destinati all'estinzione
come i panda. E Anche per Marja arriva l'infrangimento dei sogni. Tutto
quello in cui credeva è crollato come un castello di sabbia al primo
soffio di vento. Non più un soldo né un lavoro né una
casa. L'ultima spiaggia è la Sicilia. Dalle algide nubi della Finlandia
la famiglia di Marja si trasferisce nelle calde terre siciliane. Lo scontro
tra culture diverse ed opposti modi di vivere porterà Marja al limite
della follia ma non le impedirà di continuare ad amare la sua famiglia. Tratto dalla commedia teatrale "Amarsi da pazze " (scritta dalla stessa regista ed opera segnalata al Premio IDI Autori Nuovi 1995), "L'Amore di Màrja", a detta della Ritta Ciccone, "non è una storia d'amore. E' la storia dell'Amore e della coerenza nell'Amore". In realtà "L'amore di Marja" parte dal tracollo ideologico e spirituale di tutte quelle persone che alla fine degli anni '70 hanno visto infrangersi i propri sogni e hanno finito per adeguarsi ad un sistema contro cui appena un decennio prima avevano strenuamente lottato. E arriva ad affrontare le problematiche tanto attuali dell'incompatibilità tra culture diverse, dello scontro tra mentalità e punti di vista differenti, dei pregiudizi e dei luoghi comuni che impediscono allo "straniero" di integrarsi nella società. Marja è vittima della mentalità chiusa e retrograda tipica del Sud Italia, viene sempre vista come la bella "straniera" e non trova conforto ed appoggio in nessuno, neppure nei suoi familiari. Anzi Fortunato riesce ad integrarsi nel sistema, ricomincia a lavorare e finisce per imporre le regole familiari da cui poco tempo prima era fuggito. E a Marja non resta che adeguarsi. Ma per uno spirito libero come lei adeguarsi significa annullarsi. E' come se un'ape, abituata a saltare da un fiore all'altro, venisse chiusa in un giardino di cemento. Non può che impazzire. La regista è italo-finlandese e si percepisce da subito che attinge alla propria esperienza personale nel raccontare questa storia tutta femminile, in cui la madre diventa bambina e le figlie diventano madri, in cui madre e figlie sono amiche e complici, in cui madre e figlie sono donne che affrontano difficoltà, gioie, dolori e conflitti senza mai abbattersi. Marja è imprigionata in un mondo che non le appartiene, si sente sola di fronte ad una società, quella siciliana e più in generale italiana, che la giudica e la respinge ma non può fare a meno di amare. E sarà proprio il suo amore, costante, inviolato e puro, a salvarla dallo sfacelo. Il film è dedicato alla madre della regista, Merja Riitta, che a detta della figlia "è passata dai vestiti a fiori da hippie che indossava nella sua grande casa in legno in Finlandia agli abiti sempre più dimessi di un sogno che si infrangeva e il cui unico grande peccato era quello di non voler cambiare, non voler adeguarsi e non voler perdere le sue figlie. Marco Catola
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