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L'amore imperfetto
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| Sergio
ed Angela, una coppia come tante altre. Sergio lavora in un supermercato,
Angela sua moglie è spagnola, di Calanda il paese in cui nel 1640
si è verificato l'episodio prodigioso conosciuto come il miracolo
di Calanda, il miracolo della Vergine del Pilar. Angela aspetta un bambino
al quale i medici hanno diagnosticato una gravissima malformazione che lo
condannerebbe a sopravvivere solo poche settimane. Sarà proprio la
grandissima devozione di Angela per la Vergine del Pilar, e la segreta speranza
di un nuovo miracolo, a darle la forza per portare avanti la gravidanza
ed affrontare, alla nascita del bambino, le accuse di egoismo e irresponsabilità
che si levano dall'opinione pubblica. Ma per Sergio il conforto della fede
non è sufficiente e quando viene coinvolto nelle indagini sul suicidio
di una giovane collega, con la quale si era intrattenuto la sera della nascita
del piccolo Miguel Juan, il dolore finisce per prevalere su ogni speranza. Peccato affermarlo dopo aver descritto una trama così toccante, peraltro basata su una storia vera, ma il film di Maderna delude. Molteplici erano gli interrogativi che potevano emergere da una tale storia, primo fra tutti l'importanza dell'amore, e la definizione del limite oltre il quale nemmeno l'amore ci consente di andare, fino ad arrivare ad una riflessione sul significato della morte ma, purtroppo, nella trasposizione filmica tutto resta ad un livello superficiale. La descrizione dell'amore imperfetto, ossia la scelta di Sergio e Angela di far nascer un figlio privo di cervello e quindi destinato se non alla morte sicuramente ad una vita vegetativa, viene purtroppo affidato a dialoghi insignificanti, a tratti quasi imbarazzanti per la loro retorica moralità. La forte presenza spirituale nella vita di Angela viene banalizzata e la religione finisce per diventare come un supermarket nel quale, offrendo come contropartita la fede e la preghiera, si può ottenere qualunque cosa, anche la vita del proprio figlio. Se poi vogliamo parlare della scelta degli interpreti la nota dolorosa è rappresentata dalla recitazione di Enrico Lo Verso, mai credibile, mai coinvolgente, a tratti quasi irritante. Anna Lai |
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