Gli Angeli di Borsellino

Regia: Rocco Cesareo
Cast: Brigitta Boccoli, Pino Insegno, Alessandro Prete, Vincenzo Ferrera, Francesco Guzzo, Tony Garrani, Cristiano Morroni, Francesco Guzzo, Sebastiano Lo Monaco, Ernesto Mahieux, Benedicta Boccoli
Sceneggiatura: Ugo Barbara, Mirco Da Lio, Massimo Di Martino, Paolo Zucca
Fotografia: Bruno Cascio
Musica: Elvira Lo Cascio, Giovanni Lo Cascio
Produzione: Silva Film
Distribuzione: Giovanni Di Clemente per CDI Compagnia Distribuzione Internazionale
Origine: Italia, 2003
Durata: 94'
Sito: www.cdifilm.it

 


Emanuela, una ragazza di Sestu in provincia di Cagliari, che non sognava di indossare la divisa e di impugnare la pistola, diventa la scorta di Borsellino, insieme ad altri ragazzi: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Cosina, Antonio Vullo e Claudio Traina. Con il compito di proteggere il procuratore aggiunto di Palermo, anche a costo della propria vita, i sei ragazzi della scorta "Quarto Savona 21" trascorrono gli ultimi 57 giorni, che separano la strage di Capaci da quella di via D'Amelio, con coraggio, tanta voglia di vivere, ma sempre coscienti del rischio che grava sul proprio destino.
Dedicato alle vittime della mafia, "Gli angeli di Borsellino" è tratto dal libro omonimo scritto da Ugo Barbaro, Mirco Da Lio, Massimo Di Martino e Paolo Zucca, giovani sceneggiatori, che hanno affiancato con professionalità il regista Rocco Cesareo. Questi con discrezione ha reso le parole in immagini, cercando di mediare, con efficacia, le emozioni che sortivano dal romanzo. Il tema del film è molto toccante e, soprattutto, incentrato su Emanuela Loi, unica donna tra i suoi colleghi e, come loro, diventata una sorta di "cadavere ambulante". I ragazzi cercano di assolvere il proprio compito con dovere, ma nulla può fermare la mafia, l'organizzazione criminale più potente e più spietata. Vivono la loro vita in bilico tra rassegnazione e la paura di essere abbandonati ad un destino crudele. Il film trasmette questa emozione, che , spesso è svilita da dialoghi superficiali, ma che, in alcuni momenti, manifestano un maggior approfondimento, anche da parte degli attori, quasi tutti provenienti dal teatro, con qualche esperienza nel cinema ed in televisione. Le scene iniziali delle interviste fatte ai famigliari delle vittime, commoventi ed emozionanti, impreziosiscono il film, che tra l'essere o un documento o un sogno, rivela quel tragico 19 luglio 1992, che sembra voler fuggire via , portandosi con se tante vite innocenti.

Grazia Monteleone


Intervista a Rocco Cesareo, Brigitta Boccoli, Emilia Catalano (madre di Agostino Catalano), Roberto Sgarra (relazioni estere Polizia di Stato), Ugo Barbara, Tony Garrani, Pino Insegno, Francesco Guzzo


Alla conferenza stampa era presente anche Emilia Catalano, madre del caposquadra della scorta al giudice Borsellino che, tra le lacrime, ha letto una poesia, dedicata alle vittime del recente attentato in Iraq e ha chiesto anche un minuto di silenzio per loro.

R. C.: "Noi abbiamo cercato di fare un gioco di squadra. Quello del film è un tema molto caldo e gli eventi di questi giorni lo testimoniano ancor di più. Abbiamo avuto uno scambio con i parenti delle vittime, che è stato molto proficuo. Il mio lavoro di regista non cerca di strumentalizzare nessuno, parlando di una ferita".
B.B.: "Ringrazio il distributore e Rocco Cesareo per avermi fatto interpretare il ruolo di una ragazza semplice. Ho cercato di fare il meglio possibile, in modo tale da trarre fuori i sentimenti: la verità, la semplicità".
D.: Com'è nato il progetto? Qual è il legame tra questo film e gli eventi che stiamo vivendo? Sembrano due cose diverse, o, forse, no?
R. C.: "Rispondo da comune cittadino con sentimenti. Ho pianto per ciò che è successo in Nassiria e per la testimonianza d'affetto che il nostro popolo sta dimostrando. I due eventi sono opposti, due tragedie che si prestano a varie interpretazioni. Lavorando a questa sceneggiatura, ho provato a capire cosa vuol dire fare questo lavoro e portare, realmente, un contributo. Mi rendo conto di come queste vittime rischiano di passare inosservate. Questa vicenda mi ha fatto capire che occorre unità. Bertold Brecht ha scritto: "Beata la terra senza eroi" ed io sono d'accordo, ma occorre un'attenzione costante. Rispondendo alla prima domanda, premetto che conosco da anni il lavoro di Ugo Barbara, Mirco Da Lio, Massimo Di Martino (che non è qui presente) e Paolo Zucca, e lo apprezzo molto. Ho letto la sceneggiatura e mi è subito piaciuta, perché era fresca, genuina, non retorica e senza riferimenti politici. Raccontava la storia di una ragazza e di ragazzi d'oggi. I tempi per la realizzazione sono stati brevi grazie anche a Giovanni Clemente che mi ha aiutato. Le riprese sono state fatte a Roma, più alcuni esterni e sono durate sette settimane".
D.: Quanto può lenire il fatto di essere la madre di Agostino, un eroe? L'ha aiutata a sopportare il dolore della perdita?
E. C.: " Quando ti muore un figlio è come se ti strappassero il cuore. Io non sapevo che lui faceva la scorta al giudice Borsellino. L'ho scoperto solo il giorno della strage".
R. S.: "Questo è normale, molti colleghi non dicono nulla a casa per non far preoccupare i loro cari. E penso che ciò sia un pregio in più di tali ragazzi".
E. C.: "Io mi associo al dolore dei famigliari dei carabinieri morti nella strage a Nassiria e vorrei dire loro che il sacrificio dei loro cari non sarà vano, come non lo è stato quello del 19 luglio 1992. Lavoriamo insieme per la vita e per l'amore. Vorrei chiedervi un minuto di silenzio per loro".
R. C.: "Entrando dentro il cuore di queste persone, ho capito che la tragedia del 1992 mi apparteneva. Era come fare un viaggio nel dolore. Un paese, senza etica, che dimentica i suoi eroi, muore. Occorre portare nelle scuole questo messaggio. Non esiste solo "L'isola dei famosi"! Per me il film è stato un impegno etico. Vorrei leggervi una frase scritta dalla signora Catalano nel suo libro "Dal cuore di una madre" molto bella, che mi ha colpito molto: "Anche un sorriso è importante e fa bene a chi lo riceve e, soprattutto, a chi lo dà"."
D.: Quanta verità e quanta fiction c'è nella sceneggiatura?
U. B.: "Il libro a cui ci siamo ispirati "La ragazza poliziotto", che narra la vicenda di Emanuela Loi, è fedele alla storia reale di lei. Abbiamo notato che bisognava scrivere la storia di tutti e abbiamo aggiunto degli elementi per dare ritmo al film. Quello che è rimasto inalterato è il clima di sospetto, paura, che, poi, ha dato vita alle manifestazioni popolari di quella estate del 1992. Nella realtà Emanuela Loi era arrivata solo due giorni prima dell'attentato, invece, noi l'abbiamo inserita prima per raccontare la storia di un gruppo".
T. G.: "La frase di Borsellino: "Vorrei lasciarvi uno spiraglio" è vera. Era una forma di rispetto nel lavoro degli altri. Lui sapeva di essere nel mirino della mafia e che, presto, lo avrebbero ucciso, così aveva manifestato la volontà di avere dei momenti di solitudine, nei quali gli attentatori avrebbero potuto colpirlo, senza uccidere i ragazzi della scorta. Ciò che mi ha attratto del film è che questo è anti-retorico: mostra dei ragazzi che non avevano intenzione di morire, ma quando si sono trovati lì sono andati fino in fondo. Mi pare che sia stato Camilleri a scrivere che la strage di Borsellino e Falcone sono stati per l'Italia quello che le Twin Towers sono state per gli Stati Uniti, ed è vero. Dopo l'uccisione di Falcone e Borsellino è cambiato il punto di vista della gente e delle istituzioni".
P. I.: "I grandi eventi insegnano. L'11 settembre ha fatto capire a tutti che siamo vittime. Questi grandi eventi dobbiamo tenerli più vivi. Questo film non è americano: non ci sono pallottole, bombe. Tutti noi ci siamo impegnati per far trasparire le emozioni".
D.: Si è parlato di perdono ed intervento dello Stato per le famiglie. Lei è riuscita a perdonare gli assassini ed ha avuto un appoggio dalle istituzioni?
E. C.: "In questi undici anni, non ho avuto nulla dallo Stato. Quello che ho fatto per dimenticare la morte di Borsellino e dei ragazzi, l'ho svolto di mia iniziativa. Sono stata tra i giovani nelle scuole per rimembrare il loro ricordo e per parlare di legalità, perché non c'è pace senza di essa, come non c'è legalità senza lavoro. Questo chiediamo ai politici".
D.: Conosco Palermo e la sua realtà. Non mi sembra, nonostante i propositi, che le cose siano cambiate molto!
F. G.: "Non è cambiato nulla. Dopo alcuni anni d'inerzia, tutto è tornato come prima e lo Stato non c'è più".
D.: Con la mafia bisogna convivere?
F. G.: "A questa domanda devo pensarci. Comunque, Sciascia diceva che non è vero che il bene sta da una parte e il male dall'altra".
D.: Come è stato costruito il personaggio di Borsellino?
T. G.: "Dalla Rai mi sono fatto dare un po' di materiale per capire com'era Borsellino. Ne è venuto fuori che era un uomo molto palermitano, difficile, non radioso come Falcone. Era un uomo di destra ed aveva, sempre, gli occhi tristi. Nelle prime interviste ho notato che era motivato nel suo lavoro, mentre nell'ultima intervista traspariva la rabbia di un uomo che ha visto morire i suoi amici. Sapeva che il tempo stringeva e questo mi ha fatto tremare".
D.: A chi fa riferimento il pentito Palmara?
R. C.: "Fisicamente può ricordare qualche personaggio, ma l'importante non è chi è, ma chi rappresenta. Nel film ci sono due modi diversi di intendere la realtà, che finiscono per attrarsi, anche se Borsellino non ne era attratto".
U. B.: "Il pentito esiste e non si chiama Palmara. Il nome non lo dirò, perché il processo è ancora aperto. Nel film è vero il ritrovamento delle armi e la caccia alla talpa, a cui avevano partecipato, in quel periodo, un po' tutti, per capire chi aveva all'interno della Questura dato informazioni alla mafia".

Grazia Monteleone