L’ANGELO DELLA SPALLA DESTRA

Regia: Djamshed Usmonov
Sceneggiatura: Djamshed Usmonov
Interpreti: Uktamoi Miyasarova; Maruf Pulodzoda; Kova Tilavpur; Mardonqul Qulbobo; Malohat Maqsumova; Furkat Buriev
Fotografia: Pascal Lagriffoul
Montaggio: Jacques Comets
Origine: Italia/Francia/Svizzera/Tagikistan
Durata: 91’
Sito: www.01distribution.it



“Un’antica leggenda islamica narra che ogni uomo ha due angeli invisibili sulle spalle. L’angelo della spalla destra prende nota delle buone azioni e dei buoni pensieri, mentre l’angelo della spalla sinistra osserva le cattive azioni. Il giorno del giudizio universale, le buone azioni dell’uomo verranno soppesate, insieme alle cattive azioni, sul piatto della bilancia della giustizia e, alla luce dell’esito di tale valutazione, l’uomo verrà destinato all’inferno o al paradiso.”
Khamro torna, dopo dieci anni d’assenza, nel suo villaggio natale, Asht in Tagikistan, per assistere la madre in fin di vita. La malattia di Halima è però soltanto uno stratagemma organizzato, con la complicità della nipote Savri e del sindaco dello sperduto villaggio, per condurre il figlio ad occuparsi della casa, che sta ormai cadendo a pezzi. Quello che principalmente addolora Halima è la porta del cortile, ordinata da Khamro prima della sua frettolosa partenza, ad un artigiano del posto, ma montata soltanto a metà e quindi troppo stretta per far passare una bara.
Il piccolo complotto ottiene i risultati sperati ed il ragazzo avvia immediatamente i lavori di ristrutturazione, aggravando la sua situazione economica; ai vecchi debiti si aggiungono, infatti, i nuovi e la lista dei suoi nemici si allunga ogni giorno di più. A peggiorare la situazione si aggiunge anche un figlio, del quale non conosceva neppure l’esistenza, una bocca in più da sfamare per i parenti del ragazzino che si affrettano quindi a “mollarlo” al padre. Per cercare di pagare i creditori, le cui minacce si fanno ogni giorno più pericolose, Khamro riprende il suo vecchio lavoro di proiezionista in un cinema all’aperto e proprio mentre il villaggio è riunito davanti al grande schermo, sul quale scorrono immagini di vecchi film, viene percosso dai sicari del malavitoso al quale aveva ottenuto in prestito i soldi per tornare a casa.
Halima, angosciata per la pericolosa situazione nella quale si trova coinvolto il figlio, si reca in sogno dal sindaco del villaggio per chiedere di anticipare il momento della sua morte, in modo da permettere a Khamro di vendere la casa e saldare tutti i debiti. Le viene concesso di scambiare il proprio posto con quello della madre del sindaco e il giorno dopo, al momento stabilito, Halima muore e Khamro, dopo aver sepolto la madre con tutti gli onori e venduta la casa, lascia il villaggio, questa volta per sempre.
L’angelo della spalla destra, secondo lungometraggio di Djamshed Usmonov, quarantenne regista del Tadjikistan che vive tra Parigi, Mosca e Tadjikistan, è un film degno d’attenzione, che racconta storie di povertà e abbandono in un Paese che, dopo il distacco dal potere centrale di Mosca, lotta per trovare la propria identità.
Usmonov ha uno stile di regia molto realistico e la storia è raccontata con grande semplicità e attenzione per i personaggi che, con i loro sentimenti e stati d’animo, rappresentano indubbiamente il cuore pulsante del film. Halima è depositaria della saggezza del passato, ha una fede incrollabile nel successo del bene sul male e nutre un amore incondizionato nei confronti del figlio, che la porta a sacrificare la propria vita pur di salvarlo.
Khamro è invece il frutto della situazione incerta del proprio Paese, martoriato da una guerra civile settennale conclusasi nel 1998, per lui ogni attività è lecita pur di raggiungere i propri obiettivi, e il suo egoismo è tale da permettergli di sacrificare persino la vita della madre.
Il film ha conseguito molteplici riconoscimenti in ogni parte del mondo, tra cui Il Premio della critica al London IFF 2002 e il premio Un certain Regard al Cannes Film Festival 2002.

Anna Lai