L'anima di un uomo

Titolo originale: The soul of man
Regia: Wim Wenders
Cast: Chris Thomas King, Keith B. Brown, James Hughes, David Highes, Shayne Tingle, Joy Brashears
Sceneggiatura: Wim Wenders
Fotografia: Lisa Rinzler
Produzione: Road Movies FilmProduktion
Distribuzione: Mikado
Origine: Usa, 2003
Durata: 1h 40'
Sito ufficiale: www.theBlues.it

 


1977: lancio nello spazio della navetta Voyager, un veicolo che da tanti anni viaggia nell'universo, riportando sulla Terra i messaggi e i segni della presenza degli uomini. Fra questi il "Blues", un genere musicale, che porta gli esseri umani ad immergersi in un mondo infinito, molto sublime. Contrastano con la proiezione verso il futuro le immagini della vita desolata di Blind Willie Johnson e Skip James. Quest'ultimo, nel 1931, vinse un'audizione per la Paramount e salì su un treno per il Wisconsin (Mississipi) a registrare 18 brani musicali con una chitarra in prestito. Brani come: "Devil got my woman", "Cherry ball blues, o, "I'm so glad", che ebbero grande successo, furono incisi da altri musicisti, contribuendo così all'affermazione del Blues. Il giorno dopo Skip incise altre canzoni al pianoforte, incassò il compenso e sparì per trenta anni. Divenne pastore battista, si ammalò in un ospedale e tornò ad esibirsi in pubblico. L'altra storia che il regista di nazionalità tedesca, Wenders, ci racconta è quella di J. B. Lenoir Champion, noto soprattutto per la canzone che gli dedicò John Mayall, il quale lo scoprì attraverso un filmato inedito di due suoi stimatori svedesi.
L'anno 2003, dichiarato "Year of the blues" (Anno del blues) in occasione del centenario dell'avvicinamento al Blues di W. C. Handy avvenuto nel 1903, diventa il tramite di un progetto "The Blues", ideato e curato da Martin Scorsese, comprendente sette film, diretti da altrettanti grandi registi (Martin Scorsese, Wim Wenders, Clint Eastwood, Richard Pearce, Mike Figgis, Mark Levin, Charles Burnett). Per quanto riguarda il film "L'Anima di un uomo" di Wim Wenders (primo della serie), presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2003, resta una pellicola che fa da ponte di passaggio tra passato e futuro del Blues, musica vocale e strumentale, derivante dalla fusione di elementi della tradizione negra ed occidentale. Viaggio personale, omaggio, ma anche storia particolare ripercorsa tramite la carriera di tre musicisti sconosciuti, molto amati da Wenders: J. B. Lenoir, Skip James e Blind Willie Johnson. "The soul of a man" esplora la tensione drammatica che sorge nell'anima dal solo ascolto della magica musica Blues, atemporale, divisa tra sacro e profano. A quattro anni di distanza da "Buena vista social club", il regista firma il suo secondo documentario, un po' anomalo, che mescola fiction; documenti d'epoca; canzoni di musicisti contemporanei come: Lucinda Williams, Lou Reed, Nick Cave, T-Bone Burnett, chiamati dal regista e presenti nel film; attori immersi in un bianco e nero sgranato e una voce over che fa le veci del narratore Blind Willie Johnson. Film da vedere e da ascoltare dal profondo del cuore, per riportare in "auge" la nostalgia del Blues, icona degli anni 60'. A differenza del documentario del 1999, qui vi troviamo meno invenzioni cinematografiche e più impegno civile dalle manifestazioni per i diritti civili negli Usa intorno agli anni '60 (un discorso di Martin Luther King, le dimostrazioni pubbliche contro il razzismo, il femminismo) alla guerra in Vietnam. Puntando ad una sorta di poesia "cinematografica", Wenders cerca di ricostruire la storia d'America attraverso un cover di brani originali, che più delle immagini sembrano significare e riflettere la verità di quella storia passata, e fa emergere, ciò che più lo ha commosso delle musiche e delle voci di quegli Artisti leggendari.

Grazia Monteleone