Aprimi il cuore

Regia: Giada Colagrande
Sceneggiatura: Giada Colagrande; Francesco di Pace
Interpreti: Giada Colagrande; Natalie Cristiani; Claudio Botosso
Origine: Italia 2001-2002
Durata: 93'
Sito: www.luckyred.it

Due sorelle unite da un rapporto morboso e carnale. Maria, la maggiore, fa la prostituta; seguendo le orme della madre riceve in casa i clienti, sotto gli occhi della diciassettenne Caterina, ormai abituata a studiare con, in sottofondo, il ritmato cigolio di un letto. Maria è il perno intorno al quale si dipana la vita di Caterina, in uno stesso momento madre sorella e amante, Maria le rende impossibile ogni contatto con il mondo esterno, arrivando ad impedirle di frequentare la scuola. Caterina esce di casa, sempre accompagnata dalla sorella, soltanto per andare alla scuola di danza, ed è proprio lì che conosce Giovanni, un uomo molto più grande di lei, con il quale scopre l'amore e la passione. Ai libri e alla televisione, suoi unici compagni nella solitudine della casa-prigione, Caterina sostituisce l'amore e il sesso, iniziando con Giovanni un rapporto che vive e si alimenta grazie alle uscite notturne "per lavoro" di Maria. Il legame tra le due sorelle si incrina, alla complicità si sostituisce la freddezza, Maria non tarda a scoprire la relazione tra i due e la storia cambia, prende un'altra strada, crudele e violenta.
Lungometraggio d'esordio di una giovane regista, Giada Colagrande, Aprimi il cuore arriva da Venezia, dove è stato presentato nella sezione Nuovi Territori, preceduto da una fama di film coraggioso, scandaloso e sperimentale, di grande intensità. La storia che racconta è sicuramente scandalosa, un rapporto lesbico tra due sorelle, tutto vissuto nell'intimità della vita domestica, tra cenette a base di gorgonzola e sesso mercenario, ma di innovativo e sperimentale si vede ben poco. Non bastano una fotografia sgranata e una recitazione astratta e nemmeno i primi piani su due grandi occhi spalancati per avvolgere lo spettatore. La regista impegna totalmente se stessa nel film, lo scrive, lo produce, lo dirige e lo interpreta, ma pecca di presunzione ed inciampa in ingenuità registiche pervenendo, nonostante le buone premesse, ad un deludente risultato.

Anna Lai