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ASSASSINI DEI GIORNI DI FESTA Regia: Damiano
Damiani
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| Argentina,
inizio anni 50. Una compagnia teatrale alla fame per sbarcare il lunario
non trova altra soluzione che intrufolarsi nelle veglie funebri di sconosciuti
nella speranza di rubare qualcosa. La situazione non sembra migliorare finché
un giorno si trovano di fronte ad un morto ricchissimo e senza eredi. Uno
di loro decide allora di travestirsi da donna e fingere di essere la giovane
moglie del defunto. Riuscirà ad ereditare tutto il patrimonio ma
si scontrerà con qualcosa che non aveva previsto. Tratto dall'omonima commedia dell'autore argentino Marco Denevi, Assassini dei giorni di festa riesuma personaggi, gags e situazioni d'oltretomba cinematografica (e teatrale) illudendosi che basti un po' di humour nero per risultare brillante ed originale. L'ottantenne Damiani non è più in grado di dirigere un film, sarà la demenza senile sarà la teledipendenza, ma è un dato di fatto. Che cosa lo abbia spinto a girare questo film resta un mistero. Non che i suoi ultimi lavori avessero fatto ben sperare, vabbè Alex l'ariete neanche lo si può prendere in considerazione, però sfugge proprio il senso di voler realizzare una commedia del genere. Forse, essendo una coproduzione italo-spagnola, si trattava più di un obbligo che di una passione, tuttavia non c'è giustificazione che tenga per la sciatteria registica imperante, lo squallore della fotografia da terzo mondo e la mediocrità della recitazione. Passi la povera Maura che si impegna al massimo ed abituata alla magniloquenza almodovariana si ritrova decisamente spaesata ma la Nano, nota ai più solo per Edera sceneggiato tv degli anni Novanta riesumata dopo un lungo silenzio meritato, e la D'Amario che fa l'uomo che si traveste da donna (ma perché non un vero uomo???) e che simula per tre quarti di film la vociona bassa da macho sinceramente sono inammissibili. Creatura televisiva della peggior specie. Assassini sì ma di noi spettatori!!! Marco Catola
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