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Agosto. Milano.
Afa. Noia. Non succede niente. Apparentemente. Dietro la staticità
di giornate sempre uguali forse qualcosa si muove.
Un vagone vuoto. Due outsiders. Lei è in competizione con la madre
e si diverte a rubarle l'amante. Lui ha un gemello(???) down chiuso in
un istituto e un padre che se ne frega e non vuole nessuno dei due tra
i piedi.
Lo sbandamento. Le canne. Le pasticche. Il ciondolarsi. Lo strusciarsi.
Il toccarsi. Il sentirsi. Lo stordirsi. Il vuoto. Il nulla. Eppure in
quel vuoto c'è pienezza. In quel nulla c'è spazio. Spazio
per l'amore
Quello vero, quello che sovverte le convenzioni e gli
stereotipi, quello della sopravvivenza, della solitudine. Non certo quello
che la società vuole farci credere, con i suoi matrimoni di pietra
e i suoi sentimenti spettrali.
La famiglia è una merda. I padri rinnegano i figli e sperperano
i soldi al gioco, le madri non sanno invecchiare e inseguono l'ombra di
se stesse come patetiche lolite.
Non è il senso della famiglia che porta un gemello ad amare l'altro
da sé, non è il legame di sangue che spinge un fratello
ad amare il suo alter ego minorato. Minorato nel corpo o nella mente forse
ma non nel cuore che è un fiume in piena. E' il richiamo della
carne che li unisce, è l'assonanza dei cuori, la vicinanza degli
spiriti.
Down è la dimensione degli adulti putridi e insani come zombies,
è un handicap dell'anima, non ha niente a che vedere con l'imperfezione
cromosomica. Il loro cuore è handicappato, non funziona come dovrebbe
ma alla società sta bene così. Senza amore si sopravvive
e questo basta.
E allora forse dietro il (presunto) male c'è un senso. Forse il
fine giustifica i mezzi qualche volta. Forse una pistola in un bidone
di benzina è un segno di provvidenziale predestinazione. Forse
un furto al supermercato serve a pagare il proprio aguzzino, serve a liberarsi,
a fuggire. E chissà magari il mare, il sole, il cielo fanno tutto
il resto.
A sud del sole è stato presentato ai festival internazionali di
Toronto e di San Sebastian ma nessuno sembra sapere che esiste, nessuno
ne parla, non se ne trova traccia da nessuna parte. A Roma è uscito
solo a Filmstudio, che di solito offre seconde(!!!) visioni di film invisibili
come Hotel Dajti o Le biciclette di Pechino.
Chissà se il povero Marrazzo si sarebbe mai immaginato un simile
esito per il suo secondo( e non primo!!!) lavoro. Sarebbe interessante
chiederglielo
Marco Catola
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