A torto o a ragione

Titolo originale: Taking sides
Regia: Istvàn Szabo
Cast: Harvey Keitel, Stellan Skarsgård, Moritz Bleibtreu, Oleg Tabakov
Sceneggiatura: Ronald Harwood
Produzione: Yves Pasquier
Distribuzione: Mikado
Durata: 1h e 45'
Origine: Austria/Francia/Germania/G.B.,2001
Sito: www.mikado.it

Basato su fatti realmente accaduti, ambientato nella Berlino postbellica, il film racconta la storia di Wilhelm Furtwängler, il direttore d'orchestra tedesco più illustre della sua generazione, ma anche quello che suonò per il compleanno del Fuhrer: era il suo musicista preferito. In pieno clima di Denazificazione, il Maggiore dell'esercito americano Arnold è incaricato di interrogarlo, poiché Furtwängler è sospettato di essere stato un collaboratore del partito di Hitler. Benchè scagionato da tutte le accuse, il suo nome rimane macchiato a vita.
Dopo la presa del potere di Hitler nel 1933, molti artisti ebrei furono costretti ad abbandonare la Germania, altri scelsero la strada dell'esilio. Furtwängler decise di restare;salvò molti musicisti ebrei e rappresentò una delle più ragguardevoli personalità del mondo della cultura nazista.
Il cineasta rumeno Istvàn Szabò, dopo aver vinto l'Oscar come miglior film straniero con Mephisto, produce un film toccante che getta uno sguardo sulla storia e sul modo in cui questa travolge esistenze, popoli ed individui.
Presentato al Festival di Berlino 2002, A torto o a ragione affronta un rapporto molto ambiguo: quello tra gli artisti e i politici attraverso una pièce teatrale tradotta in film e tutto si svolge nei chiaroscuri delle scenografie disegnate da Ken Adam. Sono passati più di 50 anni, eppure la storia del maestro Furtwangler è ancora molto significativa per tutti coloro che hanno dovuto affrontare un regime politico totalitaristico e inoltre per tutti quelli che devono venire a patti con una ideologia che utilizza l'arte e gli artisti per incrementare il proprio potere. Parlare di Furwängler, dei suoi dubbi, delle sue debolezze equivale a riflettere sulla propria dose di meschinità. Sembra che l'interrogarsi nostro di fronte alla Storia non debba avere mai fine. Tutto è ambiguo, come sospeso, rendendo difficile stabilire chi ha avuto "torto o ragione". Il film potrebbe essere inteso anche come una battaglia sorda tra l'America e l'Europa: tra l'americano brutale ed incolto contro il tedesco raffinato, portavoce di una cultura secolare che l'americano non sa cosa sia. E forse è a questo scontro che Szabò non vuole dare un vincitore.
Un vero e proprio documentario mostra cumuli di corpi putrefatti, e molti tedeschi -come asserisce Emmi, la segretaria del Maggiore Steve Arnold - furono ignari di ciò che stava succedendo nei lager.
Il nazismo è stata una vergogna unica per l'umanità, un'atrocità che non trova paragoni.
Se Furwängler e gli altri sapevano, erano colpevoli. Se non sapevano, erano vittime, anche loro, della più sanguinosa illusione collettiva della Storia.

Grazia Monteleone