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BELL'AMICO Regia:
Luca D'Ascanio |
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Che cosa
fareste se decideste di ospitare per qualche giorno un extracomunitario
che però vi si piazza in casa e non se ne va più? Ecco questo
è quello che succede a Nicola (Luca D'Ascanio, oltre che regista,
è anche attore), trentacinquenne romano depresso cronico e sfigato,
che per fare un favore ad un' amica, ospita Mariano, un regista angolano
dal dubbio talento che ha girato solo un cortometraggio, di cui è
molto orgoglioso!, tratto da un racconto di Hemingway (e che ci viene
propinato a ripetizione per tutto il film!). Due mondi, due vite e due
sensibilità che inevitabilmente si incontrano/scontrano: il vampiro
nero che succhia "sangue", energie e risorse e il perdente bianco
che non riesce a gestire un rapporto a due se non sul piano "razziale"
(e non umano). I due sono complementari: Mariano fa i suoi porci comodi
proprio perché Nicola non è spontaneo nelle sue reazioni.
Mariano vive sulla disonestà che Nicola ha con se stesso. Sembra
quasi giusto che Mariano, peraltro ambiguo (non si capisce bene se sia
veramente un perseguitato fuggito dalla guerra civile oppure un "candido"
diavoletto dell'Angola!) ripaghi l'accondiscendenza fasulla e buonista
di una società che non riesce ad essere se stessa con danni e beffe
al povero (?) Nicola. La complementarità dei due viene fuori anche
nella struttura stessa del film: D'Ascanio regista gira un film sul "bell'amico"
angolano, Mariano all'interno del film gira un film sul "bell'amico"
Nicola, che poi è sempre D'Ascanio. Un ironico e sottile gioco
di specchi decisamente politically uncorrect che spoglia le coscienze
occidentali del loro mantello di ipocrisia, insomma questo Mariano è
veramente un rompiballe e allora perché Nicola non glielo dice
e lo caccia? Se fosse stato bianco non avrebbe esitato
Marco Catola
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