Best

Regia: Mary McGuckian.
Interpreti: John Lynch, Ian Bannen, Ian Hart, Patsy Kensit, Linus Roache.
Sceneggiatura: Mary McGuckian, John Lynch.
Produzione: Mary McGuckian.
Distribuzione: Fandango.
Origine: G.B. 2000.
Durata: 1h e 42'
Link: www.fandango.it

George Best, il migliore. Il più bravo sui campi di calcio, colui che infiammò il cuore dei tifosi del Manchester United alla fine degli anni 60, portando la sua squadra a vincere la Coppa dei Campioni. Ma anche colui che si bruciò in fretta, dividendosi tra gioco d'azzardo, tante donne e troppo alcol. Questo film ci racconta, con un lungo flashback, la sua storia, da quando dalla nativa Irlanda approdò al Manchester, la stessa squadra in cui militava un altro grande, Bobby Charlton. Grazie al suo innato talento divenne un fuoriclasse, grazie al suo carisma divenne l'idolo delle folle, protagonista della dolce vita nell'Inghilterra dei capelloni, delle minigonne e dei Beatles. Ma quando il successo arriva così all'improvviso è facile che dia alla testa e che si perda il contatto con la realtà. Come tanti prima e dopo di lui, George Best non seppe gestire la sua vita, non riuscì a non farsi travolgere dagli eventi e la sua stella si eclissò inesorabilmente. Le prime sequenze ce lo mostrano a carriera ormai finita, invecchiato e triste, costretto a ripercorrere i fasti del passato in squallidi talk show. Mary McGuckian deve aver voluto fortemente questo film, se oltre a dirigerlo, lo ha personalmente prodotto e ne ha scritto la sceneggiatura insieme al protagonista e marito John Lynch (bravo e straordinariamente somigliante al vero George Best). Per rendere omaggio ad un grande campione, punta sull'operazione nostalgia, ricreando in modo adeguato l'atmosfera di quegli anni. Ma qualcosa di indefinito lascia insoddisfatti. Forse accanto al genio e alla sregolatezza bisognava far emergere il Best uomo, la cui complessa personalità meritava di essere maggiormente approfondita. Mostrarlo solo sui campi da gioco o barcollante con un drink in mano non gli rende giustizia e fa in modo che l'intera operazione risulti riuscita solo a metà. Peccato.

Simona Ottavo