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BETTY FISHER E ALTRE STORIE Regia: Claude
Miller
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| Una
didascalia ci mette in guardia dalla porfiria, una malattia causata dall'eccesso
di porfirina nel sangue che rende scostanti, intrattabili e a volte violenti.
Su un treno una donna, in preda ad un raptus di porfiria, conficca le forbici
nella mano della propria figlia. La bambina è ormai cresciuta, è
diventata una scrittrice di successo e a sua volta madre. Questa bambina/donna
è Betty Fisher. Dopo questa sorta di prologo, in cui già si
intravedono i primi schizzi di un quadro lacerato e lacerante con al centro
il rapporto madre-figlia, il film sputa fuori come un vaso di Pandora le
storie di tutti i personaggi che ruotano vorticosamente attorno a Betty
Fisher, apparentemente senza un legame, in realtà strettamente concatenati
tra loro. La storia di ogni singolo personaggio viene presentata come in
una narrazione ad episodi (la storia di Joseph, la storia di José,
la storia di Edouard, la storia di Carole
) che poi confluisce ciascuna
nella storia/vita di Betty. La struttura è volutamente asimmetrica,
crea confusione e devia il percorso narrativo verso un disordinato caos
emozionale. Un ventaglio di sensazioni, situazioni, facce e corpi che si
dispiega su un tessuto palpitante e sregolato. L'amore di una giovane madre,
sola contro le avversità di tutto un mondo arido e sterile. Il piccolo
figlio di Betty muore cadendo dalla finestra. La sua vita sembra ormai finita
ma ecco che la follia di un destino malsano le apre una porta e starà
a lei decidere se varcarla e salvarsi o richiuderla dietro di sé
e lasciarsi morire. Tutti i personaggi sono privi di amore (c'è chi
non ama il proprio figlio e anche di fronte alla sua presunta morte non
prova nulla e continua a vivere come se niente fosse, c'è chi ama
solo se stesso e antepone il successo alla famiglia entrando addirittura
in competizione con la moglie, c'è chi fa sesso senza amore e cerca
solo di arricchirsi arrivando anche a vendere la casa di un'amante, c'è
chi è roso da un'incontrollabile gelosia e non riesce ad amare ma
solo ad odiare), tutti tranne Betty
Ed è forse proprio per questo
che Miller, che ha adattato insieme a Silvie Koechlin il romanzo di Ruth
Rendell, "The tree of hands", opta per un finale "positivo"
ma non buonista né tanto meno politically correct. Miller non prende
una vera posizione, si limita a raccontare il gioco del destino ma certo
tutto parte dal gesto di una pazza (la madre psicotica di Betty rapisce
un bambino e lo sostituisce al nipotino morto) e finisce con la scelta di
una madre di amare al di là del legame di sangue.
Marco Catola
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