BIUTI QUIN OLIVIA

Regia: Federica Martino
Sceneggiatura: Federica Martino
Fotografia: Ivan Casalgrandi
Montaggio: Luca Montanari
Musiche: Andrea Morricone
Cast: Carolina Felline, Eleonora Materazzo, Elena Bonelli, Manrico Gammarota, Gino Santercole
Produzione: Devon Cinematografica in collaborazione con Tele +
Distribuzione: Dania
Origine: Italia 2001
Durata: 95'

Irrisolto, imperfetto, disomogeneo. Ma anche invulnerabile ed impavido. Biuti Quin Olivia non teme il giudizio del pubblico (e tanto meno quello della critica), si insinua caparbiamente in territori dissestati e infidi senza protezioni e sembra più interessato al completamento di un personale iter deontologico che alla ricerca spasmodica di un assenso generalizzato. Lo sguardo unilaterale e consapevolmente egoistico della macchina da presa rischia però di offuscare il già flebile riflesso della voce stridente della regista. La ridondanza narrativa e l'ipertrofia realistica, a volte tristemente pesante a volte piacevolmente genuina, si scontrano con i maldestri sprazzi onirico-visionari della fantasia delle bambine protagoniste. E' forse per questo che Biuti Quin Olivia potrebbe spiccare il volo ma rimane attanagliato al suolo dolente delle discariche della periferia romana. Perché insistere fino allo sfinimento sulla sgradevolezza della vita familiare( il rapporto incestuoso e violento col padre, la passività consenziente della madre, l'incomunicabilità tra genitori e figli, la solitudine tra le mura di casa)? Perché invece non approfondire il rapporto di amicizia tra le due giovani protagoniste? Perché non puntare proprio sul gioco degli opposti (una è ribelle, sporca, maschile e vuole fare la rockstar, l'altra è dolce, truccata, femminile ed ha la fissa per Olivia Newton-John)? Perché non dare più spazio e più profondità ai momenti kitsch, surreali e grotteschi purtroppo solo accennati? In definitiva perché non fare come gli Inglesi che ostentano orgogliosamente un' estetica del brutto ma che riescono sempre a non scadere nel patetico grazie al loro inossidabile black humour e alla loro innata tendenza a non prendersi troppo sul serio?

Marco Catola