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BLIND
HORIZON - ATTACCO AL POTERE
Titolo originale:
Blind horizon
Regia: Michael Hussman
Attori: Val Kilmer, Neve Campbell, Sam Shepard, Faye Dunaway, Leo Fitzpatrick,
Amy Smart, Gil Bellows Giancarlo Esposito, Charles Ortiz
Sceneggiatura: F. Paul Benz, Steve Tomlin
Fotografia: Max Malkin
Montaggio: Quincy Z. Gunderson
Scenografia: Richard Hoover
Costumi: Roger Burton
Origine: USA, 2004
Durata:100'
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Blind Horizon
non è un film politico come gli stoltissimi trailer e le fuorvianti
locandine potrebbero far pensare. Non è un film alla Murder at
1600 per intenderci. E neppure una spy story alla Casa Russia. Diciamo
che è uno psyco-thriller (termine abusato) con venature politiche.
La vita del Presidente degli Stati Uniti è in pericolo. Questo
è quello che sostiene lo smemorato Frank, rinvenuto privo di sensi
in mezzo al deserto. Smemorato perché il trauma subito (gli hanno
sparato) gli ha procurato un'amnesia per cui ignora il passato, vive con
incertezza il presente ma sostiene fermamente di sapere cosa accadrà
in futuro. Frank è a conoscenza di un piano per assassinare il
Presidente USA ma non sa ancora bene perché ne sia a conoscenza.
Quello che viene fuori dalla sua testimonianza è troppo poco per
meritarsi credibilità: quei pochi frammenti di memoria non gli
permettono di guadagnarsi la fiducia delle autorità competenti
e si ritrova da solo a dover salvare l'uomo più importante del
mondo dalla cospirazione in atto.
Haussman viene dal mondo dei videoclip (è suo il video della corrida
di "Take a bow" di Madonna) e per una volta bisogna dire che
proprio non si vede. Il suo è un esordio e, se si esclude la pesante
assonanza tematica col decisamente più trendy "Memento",
non ci si può lamentare. La macchina da presa segue passo passo
come un'ombra la progressiva riconquista della memoria da parte di Frank
con tutto quello che ne consegue: ricostruzione frammentaria, ricordi
distorti, sovrapposizioni di immagini, flashback (a)temporali. Un gioco
di scatole cinesi che a poco a poco ricompongono il mosaico disfatto della
mente di Frank. Un viaggio a passi stentati all'interno della sua psiche.
Naturalmente il recupero della memoria avviene gradualmente e non può
che presupporre un ritmo rallentato che forse poco giova alla godibilità
di un genere come questo. Tuttavia l'alternanza di ralenti ad improvvise
accelerazioni permettono di non disperdere l'attenzione nel dipanamento
abbastanza farraginoso del bandolo della complessa (meno di quanto si
pensi in realtà) matassa.
Come al solito il furbacchione di Val Kilmer si conferma ancora una volta
il più abile a scegliersi i ruoli (vedi, dopo l'infiltrato tossico
di "Salton sea", anche il John Holmes di "Wonderland"),
aiutato qui anche da un'ottima squadra di comprimari, a partire dall'ambigua
Neve Campbell fino al realista sceriffo di Blakpoint, il redivivo Shepard,
all'ex-kid ormai cresciuto Leo Fitzpatrick, qui irriconoscibile con barba
incolta e sguardo perso nel vuoto, all'intramontabile regina di vipere,
Faye Dunaway. Chiaramente un film che, come anche il recente "The
business of Strangers (uscito direttamente in formato video), non rientrando
nei canoni di "linearità" commerciale ha risentito purtroppo
di una tiepidissima accoglienza (e conseguente scarsa distribuzione) un
po' ovunque nonostante il cast stellare e il plot di lapalissiano appeal.
Peccato, sarà per la prossima volta
Marco Catola
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