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BLUE CRUSH Regia: John
Stockwell
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| Anne
Marie è una biondissima ventenne delle Hawai che vive solo per il
surf. Lavora come cameriera in un megahotel ma appena può prende
la tavola e si tuffa fra le gigantesche onde dell'Oceano. Il suo sogno è
diventare la più grande surfista del mondo e per realizzarlo deve
vincere il Pipe Master, una delle gare più pericolose ed importanti.
Con l'aiuto delle sue migliori amiche si prepara con tutte le sue energie
a questo evento ma all'orizzonte spunta Matt, il quaterback più bello
e buono degli Stati Uniti, e sarà difficile per la nostra eroina
scegliere tra l'amore ed il successo. A detta della sceneggiatrice, Lizzy Weiss, che ha scritto il film con il regista partendo da un articolo di Susan Orlean della rivista "Outside" intitolato "Le ragazze del surf di Maui", Blue crush è uno sports/action/love story movie su ragazze surfiste. A me sembra invece che sia Flashdance o Save the last dance o Showgirls o anche Pretty woman se preferite trasportato alle Hawai, in mezzo al mare e al surf. Ci sono tutti i soliti clichés: famiglia disastrata (Anne Marie vive da sola con la sorellina rompiballe perché la madre è scappata con l'amante), passione sfegatata (qui è il surf e non la danza, che originali!), il sogno da realizzare (vincere la gara, ahò quella c'è sempre!), il trauma da superare (durante un'altra gara Anne Marie si è gravemente ferita e tutte le volte che va in acqua la poverina se caga sotto!), l'amore (Anne Marie se la fa con il campione di football americano ricco e bello che se ne frega se lei è una povera cameriera che toglie merda dai cessi, peraltro sporcati dai suoi compagni di squadra!), la scelta (mi faccio il figone o vinco la gara? Tutte e due le cose no?). Blue crush è senza dubbio adrenalinico e coinvolgente nei momenti d'azione quando onde di 15 metri vengono cavalcate da surfisti impavidi e la paura che prima o poi ci restino secchi sale a dismisura ma perde decisamente di appeal nei raffazzonatissimi momenti d'amore che purtroppo sono avvincenti come un documentario sulle locuste partenogenetiche del Borneo settentrionale. Per il resto la Bosworth ha un faccione da pastora hamish del Minnesota più che da surfista fighetta di Maui, la Rodriguez conferma il suo impareggiabile talento a non sapersi scegliere i film e Davis si candida al migliore bambolottone Ken dell'anno (ma un difettuccio, no eh? Dai, uno soltanto, che so? Un rutto, no un'unghia incarnita, forse un padre che russa o una madre cleptomane, e vabbè ma ve prego pure la nipotina di 7 anni che chiama ogni giorno per salutarlo!!!) Marco Catola |
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