Un uomo torna a casa, dopo una lunga assenza. Scende al volo da un treno nella livida città portuale di Genova. L’attraversa cercando i luoghi conosciuti in un passato che sembra ormai remoto, luoghi in dismissione che affiorano alla memoria nel loro antico splendore. Nella piccola dimora nel ghetto della città vecchia, l’aspetta da anni una cena fredda e la compagna di una vita. Mary, transessuale, ed Enzo si sono aspettati e voluti sin dal tempo del loro incontro dietro le sbarre. Questo in sintesi il punto di partenza de La bocca del lupo, primo lungometraggio di fiction diretto dal giovane regista Pietro Marcello.
Già autore di diversi documentari (Il cantiere, La baracca) tra cui Il passaggio della linea, che, presentato alla 64° edizione della Mostra del Cinema di Venezia all’interno della sezione Orizzonti, si è aggiudicato il Premio Pasinetti Doc e la Menzione speciale premio Doc/it, Pietro Marcello, trentatreenne regista casertano, dirige la storia di un amore oltre ogni confine e pregiudizio, una storia di emarginati in un luogo, la Genova storica di via Prè e Sottoripa, non ancora moderno dove il Novecento sembra essersi incagliato come una nave senza ancora.
Il film nasce grazie alla collaborazione tra Marcello e la Indigo Film di Nicola Giuliano e Francesca Cima, la seconda dopo la realizzazione de Il passaggio della linea, sviluppatasi a partire dagli spunti offerti dalla Fondazione San Marcellino di Genova e col prezioso contributo dell’Avventurosa Film, fucina creativa capace di proporre progetti e autori al cospetto di produzioni consolidate, per la quale La bocca del lupo rappresenta la prima esperienza produttiva autonoma, nonché il primo tentativo di interazione con una società di produzione consolidata, la Indigo Film appunto, che ha scommesso e investito su Pietro Marcello sin dal suo esordio. Proprio in virtù di questa scommessa, la Indigo Film si è impegnata a sostenere la realizzazione e la finalizzazione de La bocca del lupo, film che segna un ampliamento dell’orizzonte artistico del regista all’interno di un processo di crescita dello autore che è anche conferma di un percorso insieme creativo e produttivo.
Come già affermato in precedenza, il film nasce da un’idea della Fondazione San Marcellino, gesuiti di Genova, che da anni assiste in diversi modi la comunità di senza tetto, emarginati, raminghi e indigenti della città. L’intento era di raccontare non tanto l’attività della Fondazione quanto il mondo a cui questa si rivolge, le persone e la città.
Tra i compiti della Fondazione vi è quello di promuovere, sostenere e realizzare ricerche e pubblicazioni, servizi sperimentali e connessioni di rete con altre organizzazioni, ma anche raggiungere l’opinione pubblica con iniziative di sensibilizzazione e di stimolo alla riflessione sui temi che rileva come centrali nell’incontro quotidiano con la sofferenza.
Proprio per raggiungere tale obiettivo, la Fondazione si è posta il problema di utilizzare per la propria “Proposta culturale” diversi linguaggi che consentano la massima diffusione dei temi che si propone di affrontare. L’idea di usare lo strumento cinematografico per raccontare la storia di chi vive condizioni di grande disagio, accarezzata da tempo, è divenuta concreta solo grazie all’incontro con il giovane regista Pietro Marcello.
È così che, nella Primavera del 2008, il consiglio di amministrazione della Fondazione San Marcellino ha deciso di sostenere la realizzazione de La bocca del lupo. Il regista ha espresso con queste parole il lavoro svolto sulla realizzazione del film: <<Ho provato a raccontare il presente attorno a me, quei residuali che vengono da un mondo passato, mentre la nostalgia del Novecento è rappresentata attraverso i repertori, filmini amatoriali e non, realizzati da genovesi di lunga generazione. Il mio sguardo sul presente è quello di un forestiero che racconta ciò che vede dalla finestra, lo sguardo sul passato e sulla Grande Storia è rappresentato dai genovesi che silenziosamente sono riusciti a raccontarla attraverso l’oculare di una cinepresa>>.
Federico Larosa