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Bowling a Columbine Titolo originale:
Bowling a Columbine
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Partendo dall'eccidio compiuto nel '99 da due studenti del liceo di Colombine in Colorado, il brillante ma scomodo documentarista Michael Moore traccia uno spietato atto d'accusa contro la lobby delle armi in America, paese in cui il numero delle armi da fuoco supera quello dei cittadini. Scopriamo così che in Michigan, patria del regista, si può ricevere in omaggio un fucile aprendo un conto in banca, che esistono gruppi paramilitari che considerano la detenzione di armi da fuoco una responsabilità da parte del cittadino, e che ci sono persone che dormono con una 44 magnum sotto il cuscino. Sarebbe facile, quindi, scaricare la responsabilità delle stragi quasi quotidiane che avvengono negli USA sulla estrema facilità con cui è possibile entrare in possesso di una pistola. Ma Moore è troppo intelligente per accontentarsi di una spiegazione simile. Scava più a fondo ed estrapola una teoria lucida ed efficace: è la paura ad armare la mano degli americani. Una paura atavica che è nata con l'uomo. Attraverso una divertente sequenza animata, il regista spiega come sin dai primordi i primi coloni si siano sentiti minacciati dal diverso, attaccando per non essere attaccati. E' la paura ad aver generato la violenza e ad aver provocato, di conseguenza, lo sterminio dei pellerossa, la caccia alle streghe, la lotta agli inglesi e via via fino al Ku Klux Klan e agli attuali atti terroristici. Per evitare tutto questo sarebbe necessario un governo che tranquillizzi e tuteli il cittadino invece di creare facili allarmismi che rendono la popolazione paranoica. Con uno stile leggero e quell' ironia tagliente che già avevamo apprezzato nel suo primo film, "Roger & Me", Michael Moore realizza un'opera che in patria ha provocato più di una polemica ( soprattutto a Washington, città in cui è stato fatto uscire in ritardo), ma di cui si sentiva realmente il bisogno, per capire e vedere in modo obiettivo la realtà americana. Presentato al festival di Cannes 2002 - prima volta per un documentario - è stato giustamente premiato con la Palma d'oro del cinquantacinquesimo anniversario. Due ospiti d'eccezione: il cantante Marylin Manson, demonizzato per la sua musica ma in realtà saggio e responsabile, come emerge dalla sua intervista, e Charlton Heston, divo a favore delle armi: la sua imbarazzata incapacità a rispondere alle provocatorie domande del regista contiene già tutte le risposte. Simona Ottavo |
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