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BREAKING NEWS
- Titolo originale: Dai si gein
- Regia: Johnny To
- Sceneggiatura: Chan Hing-Kai, Yip Tin-Shing
- Cast: Richie Jen, Kelly Chen, Nick Cheung Ka-Fai, Eddie Cheng Siu-Fai, Hui Siu-Hung, You Yong, Maggie Siu Mei-Kei
- Fotografia: Cheng Siu-Keung
- Scenografia: Bruce Yu
- Montaggio: David M. Richardson
- Suono: Charlie Lo, May mok
- Musiche: Ben Cheung, Chung Chi-Wing
- Origine: Hong Kong/Cina, 2004
- Durata: 90'
- Sito: http://www.breakingnewsthemovie.com/
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Breaking News ovvero quando il cinema di genere si fa intelligente…
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Un gruppo di malviventi, in fuga dalla polizia, si introduce con la forza nell'appartamento di un condominio popolare dove vivono un padre con il figlio. Una poliziotta, scovato il loro nascondiglio, mobilita la stampa e i media per risollevare l'opinione pubblica nei confronti delle forze dell'ordine. Ma i delinquenti se ne accorgono e cercano di sfruttare la situazione a proprio vantaggio...
Dopo "PTU" (inedito in Italia) Johnnie To torna ad usare il genere del film d'azione in senso più ampio di un mero intrattenimento: in questo caso il regista si chiede quanto i mezzi di comunicazione abbiano il potere di distorcere la realtà, manovrando l'opinione pubblica mostrando in televisione (le Breaking News del titolo sono le notizie degli ultimi minuti) quello che si vuole far credere. Il gioco si fa duro tra la polizia e il gruppo di delinquenti barricati dentro l'appartamento: non è solo uno scontro armato o inseguimenti mozzafiato (ci sono anche quelli, però), ma sopratutto un susseguirsi continuo di manovre tecniche televisive (montaggi menzogneri) e di internet, media molto più giovane della Tv ma per questo non meno potente, che tendono a mandare KO psicologicamente e moralmente l'avversario.
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L'eroe diventa quindi colui che si fa bello di fronte agli occhi del pubblico, mostrando le debolezze e le mancanze del nemico. Il tema è molto attuale: adesso la polizia non si deve occupare solamente di assicurare i delinquenti alla giustizia, ma anche di giustificare il suo operato, costantemente tenuto sotto tiro dagli occhi indiscreti ed onnipresenti delle telecamere.
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Da non perdere i primi 8 minuti iniziali: un intero piano sequenza da far impallidire i registi più scafati, dove To mostra la sua padronanza tecnica della macchina da presa. L'appostamento saltato dei poliziotti sotto la casa dei malviventi si trasforma in una sparatoria degna del miglior thriller americano a cui da anni siamo oramai abituati (verrebbe da pensare alla scena centrale di "Heat" ad esempio), dove l'occhio della telecamera si sposta sulla scena con assoluta libertà di movimento.
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Giulio Peruginelli
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