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CAMMINANDO SULL’ACQUA
- Titolo originale: Walk on Water
Regia: Eytan Fox
Sceneggiatura: Gal Uchovsky
Cast: Lior Ashkenazi, Knut Berger, Caroline Peters, Gideon Shemer, Hanns Zischler, Carola Regnier, Eyal Rozales, Sivan Sasson
Fotografia: Tobias Hochstein
Montaggio: Yosef Grunfeld
- Musiche: Ivri Lider
Origine: Israele, 2004
Durata: 104'
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Eyal è un agente speciale del Mossad, il servizio segreto israeliano. In seguito al suicidio della moglie, gli viene assegnato un incarico meno impegnativo: fare da guida turistica ad Axel, un giovane tedesco giunto in Israele per far visita alla sorella, ma in realtà arrivare tramite lui al nonno, un criminale nazista che non è mai stato catturato. Eyal, abituato ad operazioni molto più pericolose, si troverà di fronte alla missione più difficile ed importante della sua vita che cambierà per sempre il corso del suo destino…
- Fox è nato a New York ma vive in Israele da quando aveva due anni. Omosessuale dichiarato, con il compagno Gal Uchovsky,probabilmente il gay più influente di tutta Israele, giornalista e conduttore televisivo, ha scritto la sceneggiatura, dopo la già ben consolidata collaborazione per“Yossi & Jagger”, primo film di Fox che narrava la storia di due soldati che si innamoravano in una base ai confini con il Libano. Con “Camminando sull’acqua” Fox va oltre il tema dell’omosessualità, che comunque resta preponderante, incontrando anche "l’ostilità" del nostro governo tant’è che lo stesso Fox non voleva far uscire il suo film in Italia. L’atteggiamento omofobico dei ministri Buttiglione prima e Tremaglia poi l’avevano decisamente scoraggiato ma alla fine la sua lungimirante apertura mentale ha avuto il sopravvento.
- Il film è girato in inglese ma i personaggi parlano spesso nella propria lingua delineando una differenziazione linguistica e culturale che accentua la profondità delle problematiche che il film intende analizzare e che il doppiaggio, traducendo quasi tutto in italiano, finisce per annullare completamente.
- Una sceneggiatura lineare e leggera che evita i clichés e, soprattutto nei dialoghi tra Eyal e il giovane tedesco, mantiene alta la tensione riuscendo a far riflettere su punti nevralgici della storia contemporanea e di un passato che ancora oggi incide sulle ideologie e sulla vita di più popoli.
- Una regia secca, cristallina, quasi subliminale che non è mai incisiva ma ha il merito di non appesantirsi neppure quando la storia poteva dare adito a scivoloni patetici e demagogici. Certo la fine è un po’ prevedibile ma la sospensione emotiva che evoca quella camminata sull’acqua del titolo, accennata da Axel e poi sognata da Eyal, non puo’ lasciare indifferenti. Come in “Promised land” di Gitai, anche in questo caso Israele muta i propri connotati, non più la agognata Terra Promessa ma il centro di sanguinosi scontri tra civiltà diverse, emblema di quell’equilibrio precario non utopistico ma decisamente ancora lontano.
Marco Catola
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