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CAPO
NORD
Regia: Carlo
Luglio
Interpreti: Emanuele Valenti, Francesco Vitello, Alberto "Polo"
Cretara, Luca Riemma, Stig Henrick Hoff, Ingar Helge Gimle, Sossen Krogh,
Sofian Guermi, Ella Ege Bye
Sceneggiatura: Carlo Luglio
Fotografia: Frederic Fasano
Musica: Beat Tornados
Produzione: Thule, Artimagiche
Distribuzione: Thule
Sito: www.thulefilm.com
Origine: Italia, 2002
Durata: 103'
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Quattro giovani
napoletani decidono di cambiare la propria vita in un altro paese, quello
della Norvegia, con il sogno di trovare lavoro, l'amore: dunque, una sistemazione
appropriata. Ma nella nuova città, terminato il denaro, cercano
di sopravvivere, diventando dei veri e propri "pickpoket". Tra
locali notturni, donne dai facili costumi, alcol, fumo e droga si danno
ad una vita goliardica ed avventurosa. Incontrano, per caso, un napoletano
che aiuta due di loro, Francesco ed Ettore, a trovare un lavoro onesto,
mentre degli altri due, uno lavora in un ristorante, mentre l'altro, Fofò,
cerca di scappare dalle mani di una poliziotta molto avvincente. Prova
a sedurla, ma non ci riesce, così trova un altro metodo, conosciutissimo
al cinema, per poter scappare. I quattro si ritroveranno, dopo una serie
d'intrecci ed esperienze drammatiche che li faranno crescere interiormente,
per poi non ritrovarsi mai più.
Presentato al Film Festival di Torino, Capo nord è l'esordio cinematografico
del neoregista napoletano Carlo Luglio, che dirige un film sorprendente,
quasi tutto girato in Norvegia tranne una piccola parte a Napoli. Inizia
con toni leggeri quasi come una commedia, ma il tono del colore rosso
scuro sembra sottolineare la tragicità della vicenda, costruita
con gusto ed ironia, subendo, alla fine, improvvisi cambiamenti inattesi.
Omaggio ai film d'Alberto Sordi, il regista napoletano ripropone anche
lo stesso tema di A sud del sole di Pasquale Marrazzo, moltiplicato e
rivestito di una patina grottesca e tragicomica, di quattro personaggi
del meridione che intraprendono un viaggio iniziatico, un'avventura picaresca
per prendere coscienza della propria condizione esistenziale. Il viaggio
sembra non concludersi, con un finale aperto che lascia presupporre un
nuovo inizio e suggerire che la fuga dal proprio paese non è nient'altro
che la fuga impossibile da se stessi.
Carlo Luglio nella presentazione del suo primo film al Film Festival di
Roma 2002 dichiara di aver voluto proporre una fusione tra la latinità
e il paesaggio "vichingo" e multietnico della Norvegia, e di
voler simbolizzare con Capo nord uno specchio capovolto di come vengono
trattati in Italia gli extracomunitari.
Dal proprio destino non si può sfuggire, e questo solo Lorenzo,
un personaggio del film, l'ha capito, anche se sceglierà la strada
del suicidio per stare in un luogo mediano in cui sei più sei fa
dodici, e dove cielo e terra sono congiunti in un'eterna armonia. I suoi
dadi li erediterà Ettore che prenderà la decisione di diventare
attore e si permetterà, diversamente dagli altri suoi coetanei,
ancora di sognare.
Grazia Monteleone
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