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LA
CAPTIVE
Regia: Chantal
Akerman
Sceneggiatura: Chantal Akerman, Eric De Kuyper
Cast: Stanislas Merhar, Sylvie Testud, Olivia Bonamy, Liliane Rovère,
Aurore Clément, Ellizzette Duvall, Jean Borodine, Anna Mouglalis,
Bérénice Bejo, Françoise Bertin
Fotografia: Sabine Lancelin
Montaggio: Claire Atherton
Durata: 118'
Origine: Francia/ Belgio, 2000
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Ariane e
Simon sono una giovane coppia che vive in un grande appartamento di Parigi.
Ariane ama la libertà, Simon invece è ossessionato dalla
gelosia. La spia, la controlla, la segue, la tormenta, la tempesta di
domande e vive costantemente nel sospetto. Lei è costretta a mentirgli
per tranquillizzarlo e poter trovare un proprio spazio ma si sa quando
la gelosia diventa patologica la situazione degenera sempre nel tragico.
Tratto da "La prisonniére" di Marcel Proust, La captive
è la genealogia di un crimine. Un crimine subdolo. Un crimine destinato
a restare impunito. Un crimine con le sembianze di una malattia. Una malattia
difficile da curare. Una ossessione malsana e (auto)distruttiva. Che non
lascia scampo. Che annulla la personalità. Che annienta i sentimenti.
Che ammorba l'amore. Sempre che di amore si tratti.
Simon sa di non poter possedere totalmente Ariane. Vuole penetrare il
suo mondo. Vuole appartenere alla sua anima. Vuole fondersi con lei. Vuole
che siano una cosa sola. Lei gli sfugge, scivola via, mente, si nasconde
in un mondo in cui Simon non può farla sua. Si tratta della dimensione
femminile che Simon, ma forse nessun uomo, può penetrare, una dimensione
fatta di complicità tra donne, di bisessualità più
o meno latente, di musica ispirata, di parole cantate, di discorsi personali.
L'incomunicabilità tra uomo e donna è qui all'ennesima potenza,
Simon è consapevole dei suoi limiti e questo lo fa impazzire, conosce
la sua impotenza ma non l'accetta e invece di venire incontro alle esigenze
di Ariane e di riscoprire un rapporto simbiotico con lei, sceglie la salvezza
del proprio ego. Eliminando l'oggetto della sua ossessione, elimina anche
il morbo. Forse. O forse la gelosia l'ha roso talmente dal di dentro da
non potersene più liberare.
Marco Catola
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