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Carlo Giuliani, ragazzo Regia:
Francesca Comencini |
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Quando sparano
a Carlo sono le 17 e 20, circa. Una pallottola esplosa dalla Beretta 9mm
parabellum d'ordinanza di un carabiniere lo colpisce in testa. Il foro
d'entrata è appena sopra l'arcata dentaria. Carlo cade a terra,
intorno a lui la folla leva grida d'orrore e si ritrae, spaventata. Le
persone si rifugiano sotto le macchine, si nascondono negli androni, si
buttano semplicemente a terra, così che per qualche secondo non
si sa quale sia il corpo ferito e quali quelli spaventati. Adesso la jeep
sopra alla quale si trovano gli sparatori compie una azzardata manovra
tra le persone, passando sopra il corpo di Carlo e polverizzandogli le
ossa del bacino. A questo punto Carlo è ancora in vita, mentre
sono passati quattro secondi dal colpo di pistola che lo ha gettato in
terra. La jeep ripassa nuovamente sul corpo del ragazzo, questa volta
spezzandogli la gamba destra in due punti. Carlo è ancora in vita. Ad un anno di distanza dai fatti di Genova esce alla chetichella nelle sale italiane il documentario di Francesca Comencini, passato anche al Festival di Cannes. L'ultimo giorno della vita di Carlo è raccontata dalla madre, dal mattino quando Carlo si alza al tragico epilogo. Ne esce un ritratto inedito, distante anni luce dagli avvoltoi mediatici. È un ritratto parziale, che sceglie l'unica strada percorribile, quella della coscienza, nel quale si mostra nella massima semplicità e crudezza come si costruisce un omicidio di stato. Nella menzogna. È passata mezz'ora dall'assassinio di Carlo, forse un'ora. Un ragazzo isolato sui gradini di una chiesa grida verso la polizia "assassini, assassini!". Arriva un poliziotto che sembra saperla lunga e gli grida "Tu l'hai ucciso! Con il tuo sasso!". E si lancia all'inseguimento assieme ai colleghi. Gli è andata male. Dario Morgante |
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