Carlo Giuliani, ragazzo

Regia: Francesca Comencini
Montaggio Linda Taylor
Durata: 77'
Distribuzione: Mikado
Origine: Italia, 2002

Quando sparano a Carlo sono le 17 e 20, circa. Una pallottola esplosa dalla Beretta 9mm parabellum d'ordinanza di un carabiniere lo colpisce in testa. Il foro d'entrata è appena sopra l'arcata dentaria. Carlo cade a terra, intorno a lui la folla leva grida d'orrore e si ritrae, spaventata. Le persone si rifugiano sotto le macchine, si nascondono negli androni, si buttano semplicemente a terra, così che per qualche secondo non si sa quale sia il corpo ferito e quali quelli spaventati. Adesso la jeep sopra alla quale si trovano gli sparatori compie una azzardata manovra tra le persone, passando sopra il corpo di Carlo e polverizzandogli le ossa del bacino. A questo punto Carlo è ancora in vita, mentre sono passati quattro secondi dal colpo di pistola che lo ha gettato in terra. La jeep ripassa nuovamente sul corpo del ragazzo, questa volta spezzandogli la gamba destra in due punti. Carlo è ancora in vita.
Alcuni manifestanti accorrono e non osano spostare il corpo, reclamano a gran voce la presenza di personale medico. Mani pietose gli sollevano leggermente il passamontagna per consentirgli di respirare meglio. Carlo sta respirando. È oggi accertato che nessuno nelle fila delle forze dell'ordine chiese l'intervento di una autoambulanza.
Alcuni paramedici del Genoa Social Forum arrivano sul posto e prestano le prime cure. Per allontanarli la polizia di stato compie una carica violenta e circonda il corpo morente di Carlo Giuliani. Alcuni agenti prendono il ragazzo a calci sulla testa mentre sta esalando il suo ultimo respiro. Altri gli spengono le sigarette sulle braccia. Adesso Carlo è morto.

Ad un anno di distanza dai fatti di Genova esce alla chetichella nelle sale italiane il documentario di Francesca Comencini, passato anche al Festival di Cannes. L'ultimo giorno della vita di Carlo è raccontata dalla madre, dal mattino quando Carlo si alza al tragico epilogo. Ne esce un ritratto inedito, distante anni luce dagli avvoltoi mediatici. È un ritratto parziale, che sceglie l'unica strada percorribile, quella della coscienza, nel quale si mostra nella massima semplicità e crudezza come si costruisce un omicidio di stato. Nella menzogna.

È passata mezz'ora dall'assassinio di Carlo, forse un'ora. Un ragazzo isolato sui gradini di una chiesa grida verso la polizia "assassini, assassini!". Arriva un poliziotto che sembra saperla lunga e gli grida "Tu l'hai ucciso! Con il tuo sasso!". E si lancia all'inseguimento assieme ai colleghi. Gli è andata male.

Dario Morgante