La casa delle donne

Regia: Mimmo Mongelli
Cast: Ilaria Cangialosi, Ivana Pantaleo, Caterina Sylos Labini, Pietro Conversano
Sceneggiatura: Mimmo Mongelli, Maria Marcone
Produzione e distribuzione: Resh
Origine: Italia, 2003
Durata: 95'
Sito: www.lacasadelledonne.it



Puglia, 1920. Don Rocco è il giovane padrone di una masseria, impenitente donnaiolo. La sua passione per l'altro sesso lo porta ad ingravidare a breve distanza due sorelle al suo servizio, Checchina e Marietta e un'altra ragazza, Pasquina. Costretto ad un gesto riparatore dal padre delle due sorelle, sposa la prima, trova un marito alla seconda e adotta la bambina di Pasquina. Nel 1940 sua figlia maggiore si sposa e si trasferisce in città, seguita ben presto dal resto della famiglia, compreso l'attempato Don Rocco. L'intera tribù si sistema nei vari appartamenti di un palazzo del centro di Bari, che diventa lo scenario di una lunga e tormentata saga famigliare, in cui le donne instaurano un regime matriarcale saldo e potente. Attraverso gli anni e le diverse generazioni le loro vicende si alternano diverse ma sempre uguali, fino ad arrivare al 1980.
Donne. Mogli, amanti, madri, figlie. Un universo a parte, in cui gli uomini, con le loro debolezze e le loro idiosincrasie, appaiono svuotati della loro consistenza, totalmente dipendenti dalle loro compagne da cui rifuggono ma dalle quali, inevitabilmente, sono dipendenti. L'idea di partenza, quella di narrare le usanze e le tradizioni della Puglia pre e post industrializzazione attraverso una grande famiglia allargata, non è malvagia ed il merito va alla scrittrice foggiana Maria Marcone, autrice dell'omonimo romanzo del 1983. Visivamente, però, le buone premesse non si concretizzano in altrettanto buoni risultati, dovendo fare i conti con una regia piuttosto mediocre, che passa dai toni grotteschi a quelli più drammatici senza mai uno sprazzo di originalità, e soprattutto con la pessima interpretazione della maggior parte dei giovani attori, affettati e poco convincenti. Si ha così la sensazione di assistere, più che ad una pellicola realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ad una scadente telenovela brasiliana per casalinghe soap-opera dipendenti. Dispiace per la signora Marcone, ma difficilmente dopo questo film il suo romanzo verrà riscoperto.

Simona Ottavo