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CERTI BAMBINI Regia: Andrea
e Antonio Frazzi
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| Rosario,
undici anni, vive in una casa popolare di Napoli con l'anziana nonna, che
accudisce amorevolmente. Le sua giornate trascorrono tra la sala giochi
in cui si incontra con i suoi amici e il centro di accoglienza per ragazze
sbandate a cui dà una mano. Come i suoi compagni, ha imparato molto
presto il peggio del mondo adulto: fuma, beve e sa maneggiare un'arma. Vive
sotto le ali protettive e minacciose di un boss locale, che assolda i bambini
per compiere furti e rapine. E sta compiendo un viaggio in metropolitana
verso un appuntamento pericoloso. Uno dei rari casi in cui non si rimpiange il finanziamento pubblico concesso ad un film italiano, "Certi bambini" è il secondo lungometraggio dei fratelli Frazzi a cinque anni dall'apprezzato "Il cielo cade". Basata sull'omonimo romanzo di Diego De Silva (anche co-sceneggiatore), il film più che a denunciare una realtà dura come quella dei ragazzi drop out serve a farla capire senza giudicarla. E il quadro che emerge è quello di un'infanzia irrimediabilmente bruciata, una situazione cupa che non lascia spazio alla speranza, se non nella sequenza finale, in cui una partita di pallone serve a restituire un bambino alla sua vera dimensione. I fratelli Frazzi, a partire dall'uso del CinemaScope, si lasciano alle spalle i tanti prodotti televisivi che hanno diretto e realizzano un film che ha sì qualche scelta di montaggio un po' pretenziosa ma che sa catturare lo spettatore e avvolgerlo in un'atmosfera di continua tensione, anche grazie all'uso del flashback che ripercorre la storia di Rosario. Il modello non cronologico della narrazione, che intende restituire il carattere frammentario e non consequenziale della memoria, è sicuramente una scelta innovativa per il cinema italiano, ma che si rivela vincente sul piano emotivo. Visivamente interessante grazie alla fotografia di Paolo Carnera, che fa un ottimo uso narrativo di luci ed ombre, il film deve molto alla bravura dei suoi interpreti, tra cui spicca il giovane Gianluca Di Gennaro, credibile ed intenso scugnizzo cresciuto troppo in fretta. Simona Ottavo
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