Le piccole grandi avventure di un gruppo di amici a l’Aquila, all’ombra delle macerie lasciate dal terremoto: Luca e Remo (Alan Cappelli Goetz e Nicola Nocella) stanno per terminare le prove di un concerto che vedrà presto impegnato il gruppo rock in cui suonano. L’evento viene però compromesso dal padre di Luca, che rivorrebbe il figlio immerso a tempo pieno negli studi. L’unica possibilità che il ragazzo intravede per rimanere fra i suoi amici è quella di conquistare il cuore dell’introversa e religiosa Lucilla (Barbara Ronchi), e farsi così ingaggiare nel coro della chiesa da lei diretto, cosa che il padre non potrebbe non apprezzare. Nel frattempo, la migliore amica di Lucilla, Valeria (Roberta Scarola), si innamora di un ragazzo (Leon Cino) che l’aveva salvata dal terremoto, salvo raffreddare i rapporti quando scopre che si tratta di un rumeno.
L’unico grande difetto del film è quello di essere dedicato al grande schermo, quando invece sarebbe stato perfetto come puntata pilota di una fiction giovanilistica alla “I Liceali”. Il che non deve necessariamente suonare come una bocciatura, anzi. Il linguaggio e il target d’altronde sono quelli: montaggio meramente descrittivo, ritmo su di giri (il regista esordiente e appena ventottenne Giuseppe Tandoi non a caso viene dai videoclip, come si intuisce anche dal fatto che i personaggi nella prima mezz’ora cantano ogni cinque minuti), facce provenienti da spot e altri prodotti televisivi, tono allegrotto che evita accuratamente i grandi sistemi salvo qualche vaghissimo accenno alla tragedia che ha scosso il capoluogo abruzzese un anno fa. Le immagini delle macerie sono infatti interpolate alle vicende dei personaggi senza una reale esigenza, e fanno da sfondo alla storia come le immagini da cartolina di Gubbio corredano i casi investigativi di Don Matteo, malgrado la bella idea di trasfigurare in senso positivo e anche visivamente affascinante un luogo di dolore come la tendopoli. E anche la scarsa cura rivolta al disegno di alcuni personaggi – come quello interpretato da Cino, vincitore del defilippiano “Amici” nel 2003 – lascerebbe presupporre una struttura narrativa più ampia da sviluppare con tutta calma all’interno di un prodotto seriale.
Emilio Ranzato