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IL COLORE DELLE PAROLE
Regia: Marco Simon Puccioni
Sceneggiatura: Marco Simon Puccioni
Cast: Teodoro Ndjock Ngana, Angela Plateroti, Justin Mvondo, Kongo Martin, Steve Emejuru, Angelica Ngo Ndjock Ngana, Armando Gnisci, Franco Pittau
Fotografia: Alessandro Bonifazi
Montaggio: Erika Manoni
Musiche: Rudy Gnutti
Distribuzione: Blue Film
Origine: Italia, 2009
Durata: 65’
Uscita al cinema: 05/03/2010
Numero di sale: 1
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Al regista Marco Simon Puccioni interessano da sempre le tematiche sociali e soprattutto poterne parlare attraverso la sceneggiatura di un film o le testimonianze di coloro che vivono sulla pelle una determinata situazione. A Puccioni stanno a cuore i diritti civili delle minoranze e a queste dà voce con Il colore delle parole.
Questo documentario dà la parola agli immigrati africani, a quella generazione di studenti che è venuta in Italia per frequentare l’Università, chi con una borsa di studio, chi con pochi quattrini in tasca, ma determinati e decisi a “farcela”.
Teodoro Ndjock Ngana, sbarcato in Italia nel 1974, è poeta e mediatore culturale, ha una moglie e una figlia, che è studentessa universitaria. Racconta in prima persona di come abbia vissuto gli anni ’70 e come la sua vita si sia arricchita, portando la sua esperienza e le sue parole ovunque vengano richieste come scuole elementari o le associazioni culturali. Teodoro è fermamente convinto che garantire una maggior apertura e integrazione dipenda dal modo in cui l’immigrato si pone nei confronti dell’autoctono, sia che si torvi in Italia, in Inghilterra o in qualsiasi altro Paese. Non si può dire di stare in quel Paese e poi vivere con la testa e l’atteggiamento a 8000 km di distanza, disinteressandosi della vita sociale, dei problemi e del modo di comportarsi di quello stesso Paese. In effetti chiunque scelga di farsi una vita in un Paese diverso da quello che gli ha dato i natali è giusto che vi si integri, viva con la gente di questo paese e con i suoi problemi perché è qui che sta la sua nuova casa, non intesa come costruzione, ma come dimora per sé e i propri cari. Troppo spesso gli stranieri, che siano africani, greci, cinesi e via di seguito, formano una collettività chiusa, nella quale si sentono protetti e al riparo dal mondo esterno che spesso li vede come un pericolo, una minaccia. Questo porta ad una mancanza di apertura verso l’altro che spesso può sfociare anche in odio e razzismo.
Se da entrambe le parti si riuscisse a capire che il relazionarsi con l’altro arricchisce la vita sociale e privata di ognuno perché alla fine siamo tutti uguali allora si vivrebbe di sicuro più sereni e tranquilli.
Il regista mette a confronto una classe di bambini italiani e una classe di bambini africani: le loro parole hanno lo stesso colore (che potrebbe essere quello dell’arcobaleno) e sono pronte ad accogliere il nuovo, il diverso, l’altro da sé perché se una cosa i bambini sono in grado di fare, rispetto agli adulti, è proprio essere aperti agli altri…certo se non vengono condizionati (dagli adulti). I bambini, a patto che non siano influenzati, non vedono nel colore diverso della pelle o nelle diversità dell’altro l’inferiorità.
Puccioni, grazie alle tante testimonianze rilevate, sottolinea come l’Italia sia già sulla buona strada per essere interculturale anche se c’è un notevole numero di italiani che non vuole che lo diventi dimostrandosi ancora razzista.
Puccioni ha realizzato un documentario ben argomentato che alterna immagini di repertorio e immagini da lui girate in Africa, accompagnando Teodoro a ripercorrere un po’ della sua storia personale. Mostra così come sia grande il cuore degli uomini che mettono al servizio degli altri se stessi suggerendo quale dovrebbe essere l’apertura d’animo necessaria perché nel mondo non ci siano più diversità.
Francesca Caruso
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