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LE CONSEGUENZE
DELL'AMORE
Regia: Paolo
Sorrentino
Scenneggiatura:
Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo, Olivia Magnani, Adriano Giannini, Raffaele Pisu, Angela
Goodwin
Fotografia:
Luca Bigazzi
Scenografia: Lino Fiorito
Montaggio: Giorgio Franchini
Costumi: Ortensia De Francesco
Musiche: Pasquale Catalano
Origine: Italia, 2004
Durata: 100'
Sito: www.fandango.it
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Il
sig. Di Girolamo vive ormai da otto anni in un albergo svizzero. E'
un tipo solitario e silente. Parla poco ma fuma molto. E osserva. Osserva
tutto quello che gli gira attorno. Di notte non dorme. Di giorno prende
appunti su un blocknotes. La sua vita è tutta qui. Forse. Le
sue giornate sono sempre uguali: se ne sta da solo al suo tavolo riservato
(sempre lo stesso) e guarda fuori la gente che passa, gioca ad asso
pigliatutto con una coppia di vecchi coniugi, ex-proprietari dell'albergo,
adesso clienti come lui, telefona alla ex-moglie e ai figli che non
vogliono saperne di sentirlo, spia i movimenti della giovane barista
Sofia senza farsi vedere. E' un essere misterioso che non ha nulla
di frivolo. Solo il nome. Si chiama Titta. Titta Di Girolamo. Ma chi è veramente
quest'uomo elegante, silenzioso e schivo? Che cosa nasconde? Non si
sa niente di lui. A volte una donna gli fa recapitare in camera una
valigia che regolarmente Titta porta in banca. Ogni mercoledì mattina
alle 10:00 Titta si fa di eroina. Ma solo una volta alla settimana.
La sua vita si è perfettamente adattata ai ritmi e allo stile
della Svizzera. Una terra asettica, regolare, algida. Lontana anni
luce dalla solarità mediterranea di Salerno, città di
origine di Titta. Ma cosa si cela dietro la sua perfetta apparenza?
Sofia riuscirà ad insinuarsi nella sua vita ma, come scrive
Titta nel suo block-notes, non bisogna mai sottovalutare le conseguenze
dell'amore.
Prodotto
dalla Fandango di Domenico Procacci e, guarda caso, unico film italiano
in concorso al Festival di Cannes 2004, "Lle conseguenze dell'amore" è il
secondo film di Paolo Sorrentino, apprezzato regista del sorprendente,
anche se imperfetto, "L'uomo in più", presentato a
Venezia nel 2001 nella sezione "Cinema del presente". Il
simpatico Sorrentino (non spiccica mai una parola in pubblico proprio
come il protagonista del suo film!) è pure sceneggiatore e dice
che per lui la scrittura è prevalente. Io direi che si vede.
E non poco. Non vorrei azzardare troppo ma a me sembra che forse l'invadenza
di Procacci si faccia sentire. Il film di Sorrentino, che viene accostato
per il tocco registico a Resnais e a Bunuel (!!!), per me è una
copia snaturata, raffinata ed elegante di Matteo Garrone (altra creatura
ibrida partorita da Procacci). Lo so è offensivo ma "l'uomo
in più" non ha niente a che vedere con questo film (come
anche "Estate romana" non ha niente a che vedere con i film
successivi di Garrone). Forse sbaglio ma sembra quasi un marchio di
fabbrica (Fandango appunto, pensiamo anche ai filmacci procacciani
di Ligabue e Gabbriellini) questa glacialità che divampa e infuoca
lo schermo e se è vero che spiazza, è altrettanto vero
che avvilisce. E lo dice uno a cui "L'uomo in più" era
davvero piaciuto ma che stenta a riconoscere il tocco di Sorrentino.
Per l'amor di Dio ineccepibile sotto ogni punto di vista: Inquadrature
elegantissime quasi estetizzanti, lunghi piani sequenza, dialoghi da
cineasta maturo e recitazione da urlo di Toni Servillo, ancora in parte
forse anche meglio rispetto allo struggente Tony Pisapia di "L'uomo
in più" (sorvoliamo invece sulla dislessica nipote di Anna
Magnani e l'atroce figlio di Giannini in cameo inutile). Eppure non
pulsa, non vive e soprattutto non arriva niente, proprio come quando
si rimane imbambolati davanti ad una giostra luccicante ma ce ne andiamo
sconsolati a casa senza neanche esserci saliti.
Marco Catola
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