![]() |
Cose di questo mondo Titolo originale:
In this world
|
|||
| Peshawar,
al confine con l'Afganistan. Due cugini, Jamal e Enayatullah, decidono di
partire per Londra per sfuggire alle difficili condizioni di vita a cui
sono costretti e cercare un futuro migliore. Si uniscono così al milione di rifugiati che ogni anno mettono la propria vita nelle mani dei trafficanti di clandestini. Il viaggio si compone di varie tappe: dapprima attraversano la frontiera con l'Iran per raggiungere Teheran, poi oltrepassano le montagne del Kurdistan per arrivare in Turchia. Una volta ad Istanbul i due cugini devono affrontare la parte più difficile dell'intero viaggio: 40 ore chiusi all'interno di un container a bordo di un cargo, insieme ad altri profughi altrettanto disperati. Non tutti, purtroppo sopravvivranno. Giunto in Italia, Jamal campa come può, vendendo piccoli oggetti per pochi euro. Giunto in Francia, al campo profughi di Sangatte, resta da percorrere l'ultima tratta, nascosto dentro un camion diretto in Inghilterra. Dopo "Welcome to Sarajevo" (1997) Michael Winterbottom torna ad occuparsi dei profughi di guerra, con stile lucido ma non distaccato. Il tema del viaggio della speranza, seguito fase dopo fase, potrebbe far pensare ad un documentario, ma la passione che il regista mette nell'accompagnare con la macchina da presa digitale l'odissea dei due protagonisti, rende questo lavoro tutt'altro che un asettico reportage. C'è la testimonianza dei momenti più duri, della paura e del rischio e la dimostrazione di come le cose cambino a distanza di pochi chilometri, quando, attraversata una frontiera, si è defraudati della propria identità. Vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino 2003, ci ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, che dietro ogni straniero che giunge nella nostra terra in cerca di una vita migliore, c'è tutta una storia personale, ma uguale a tante altre: una storia fatta di sofferenze, stenti, ma anche di speranza e di ammirevole forza. Un film emozionante e indispensabile. Simona Ottavo Intervista a Michael Winterbottom La storia
del film è originata da un evento vero. Ma la storia dei due cugini
è reale? I protagonisti
sono tutti uomini. Che impressione avete avuto dell'universo femminile
afgano? Ora che
c'è la guerra racconterà la situazione irachena? Aveva
già girato "Welcome to Sarajevo", quindi è evidente
il suo interesse per gli aspetti documentaristici. Lavorerà ancora
così? Qual è
stato il problema principale da affrontare durante le riprese? L'aspetto
estetico è molto accurato nonostante la povertà dei mezzi
Quale
percorso avrà il film da Berlino in poi? Quanto
la guerra esaspera la capacità di accettare la diversità? Sta già
pensando ad un nuovo film? Simona Ottavo
|
||||