IL COSTO DELLA VITA

Titolo originale: Le coût de la vie
Regia: Philippe Le Guay
Sceneggiatura: Philippe Le GuayJean-François Goyet
Cast: Vincent Lindon, Fabrice Luchini, Camille Japy, Géraldine Pailhas, Isild Le Besco, Lorànt Deutsch, Claude Rich, Catherine Hosmalin, Jean-Claude Leguay
Montaggio: Martine Giordano
Fotografia: Laurent Machuel
Scenografia: Jimmy Vansteenkiste
Musica: Philippe Rombi
Origine: Francia, 2003
Durata: 105'

Sito: www.ilcostodellavita.it



Con l'avvento dell'Euro tutta l'Europa sembra aver subito un incisivo contraccolpo sul proprio modo di vivere e soprattutto di spendere! E la Francia, dopo il divertente "Ah! Se fossi ricco!" in cui il tema del denaro era analizzato attraverso la mania per il gioco del lotto, porta sullo schermo "Il costo della vita", una commedia agrodolce che già dal titolo richiama l'intelligente "Il gusto degli altri" di qualche anno fa, e che affronta il problema del denaro partendo dai sentimenti. Sì il denaro è il tema portante ma quello che preme maggiormente a Le Guay è l'analisi etico-psicologica che si cela dietro un rapporto più o meno nevrotico col denaro. Paradossalmente non è un film sul denaro ma sui sentimenti.
Dopo Trois Huit, il suo precedente film, Le Guay alleggerisce i toni. Ma solo in apparenza. Predilige, infatti, la commistione dei generi. Per evitare di rimanere intrappolato in un unico stile definito, Le Guay cerca di realizzare un dramma inzuppato di humour o se preferite una commedia con radici seriose. Al cinema il denaro costituisce quasi un tabù, molto più della sessualità e della violenza. In realtà i soldi sono la password per accedere al mondo emotivo delle persone. I soldi rivelano i sentimenti, le pulsioni, le emozioni.
"Il costo della vita" è un film corale in cui la vita di tanti personaggi diversi (diverso è il rapporto che ciascuno di loro vive con il denaro), all'inizio univoca e ben distinta, finisce per incrociarsi indissolubilmente. Così un pidocchio incapace di spendere anche un euro per gli altri finisce per offrire un caffè ad uno sconosciuto senza nemmeno accorgersene; un ristoratore dalle mani bucate finisce per rovinare tutto quello che ha, compreso l'amore per la donna con cui vive; una prostituta avida e fredda finisce per aiutare un taccagno a superare la sua tirchieria rinunciando alla propria sete di denaro; un vecchio imprenditore svende le sue fabbriche alla ricerca del vero amore che, però, pensa di poter comprare come un chilo di patate; una giovane ereditiera nasconde a tutti di essere miliardaria per paura di essere amata non per quello che è ma per quello che possiede; una povera operaia licenziata da un giorno all'altro, pur di pagare le lezioni di nuoto al figlio handicappato, offre all'insegnante il suo pingue corpo (o a scelta una crostata di frutta!). Non c'è giudizio, né commiserazione. Ognuno di loro riflette una parte di noi e mette a nudo il nostro personale rapporto con il denaro, a sua volta specchio di una nostra dimensione di amare gli altri e noi stessi.
Delicata, sottile, gentile. Una commedia diversa che non fa ridere ma sorridere. Meno raffinata forse di "Il gusto degli altri"ma di certo più incisiva nel suo retrogusto amaro e nel suo ritratto lucido della società di oggi.

Marco Catola