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CYPHER Regia: Vincenzo
Natali
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| Morgan
Sullivan, un goffo ed insicuro contabile, vive in una desolata casa di periferia
e non ama la donna con cui è sposato. Il desiderio di evasione lo
porta a diventare una spia industriale per una nota multinazionale, la Digicorp.
La sua vita cambia dopo l'incontro con Rita, una donna bellissima e misteriosa,
che gli rivela un'inquietante verità sulle reali attività
della Digicorp: lui e gli altri agenti vengono sottoposti a frequenti lavaggi
del cervello per essere sfruttati senza poterne avere la consapevolezza.
Ben presto Morgan decide di fidarsi di Rita, accettando l'aiuto del suo
capo, Sebastian Rooks, un uomo considerato losco ed alquanto enigmatico.
La sua ultima missione sarà quella più pericolosa ed alla
fine scoprirà l'insospettabile verità che si nasconde dietro
la sua missione, gli obiettivi di Rita e la vera identità di Rooks. Dopo "Cube, 1997", il regista canadese Vincenzo Natali racconta un nuovo incubo fantascientifico, che tratta di un uomo che ha perso la propria identità e che cerca di scoprire chi sia veramente. "Cypher" è un complicato thriller di spionaggio industriale che si ispira direttamente al maestro del genere, Alfred Hitchcock. Il film, infatti, ha come modello di riferimento "Intrigo internazionale", di cui Natali cita la celebre sequenza di Cary Grant al crocevia del deserto americano e la voragine del Rushmore, qui trasformata nell'orrido metallico che conduce al network impenetrabile. La pellicola non è molto originale, ma conferma le capacità registiche, solide ed originali, di Natali. Cypher non è la solita fantascienza mescolata al thriller, ma una sorta di puzzle, un gioco di scatole cinesi e spionaggio, una specie di "Matrix" d'autore. Gli effetti speciali non sono molti e la sceneggiatura di Brian King funziona ed incuriosisce, denotando vari livelli di lettura. Natali s'ispira anche ad Orwell e a Kafka, per la messa in discussione della natura della realtà e del proprio essere. Morgan, non sa più chi è, non riesce più a distinguere i sogni-incubi dalla realtà. Il senso di smarrimento è ben evidenziato dall'attore inglese Jeremy Northam (Mimic), che appare in quasi tutte le scene, così come anche il senso di confusione e la scaltrezza finale di Morgan. Lucy Liu (Charlie's Angels), che interpreta Rita, agendo sulla spinta di motivazioni sentimentali, aggiunge al suo personaggio un tocco esotico misto a sensibilità. La scenografia di Jasna Stefanovic è molto suggestiva e minimalista; le architetture postmoderne ripetitive rendono l'atmosfera agghiacciante; la fotografia di Rogers quasi monocromatica privilegia colori scuri, soprattutto il blu ed il verde; tutto insomma sembra richiamare un mondo ostile ed inquietante. Seppur appesantito da un ritmo piuttosto rallentato, il lavoro di Natali trasmette un senso di claustrofobia, d'impossibilità ad uscire da un labirinto che si rivela poi una trappola ed una suspence di fondo sempre vibrante. Grazia Monteleone
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