Dieci

Titolo originale: Ten
Regia: Abbas Kiarostami
Sceneggiatura: Abbas Kiarostami
Interpreti: Mania Akbari, Roya Arabshahi, Katayoun Taleidzadeh, Mandana Sharbaf
Durata: 91'
Paese: Francia/Iran
Anno: 2002
Distribuzione: Bim
Sito: www.bimfilm.com

 


Teheran 2002: una giovane e bella borghese divorzia dal marito e si risposa, mentre il figlio, che non vorrà più saperne di lei né del nuovo padre, li odierà e rifiuterà entrambi. Dieci scene di vita sentimentale ed affettiva in cui sei donne: la donna alla guida, la sorella, un'anziana pellegrina, una prostituta, una ragazza lasciata dal fidanzato che si rade i capelli, un'amica raccontano di loro stesse e degli altri, di momenti particolari della loro vita, che potrebbero essere di una sola ed unica donna forse alla ricerca di se stessa.
Presentato in concorso al festival di Cannes 2002, Ten del regista iraniano Abbas Kiarostami è un film senza musica, senza scenografie, girato dentro un'automobile dove si alternano volti di donne che parlano, in modo semplice e naturale, nel frastuono del traffico di Teheran, intravisto dal finestrino della macchina, che devia un po' l'occhio dello spettatore da quel claustrofobico spazio chiuso e concentrato, di come vivono il loro amore e la loro religiosità. Ancora molto misterioso il nuovo film del maestro Kiarostami, già Palma d'oro ex aequo a Cannes nel 1997 con "Il sapore della ciliegia", che realizza totalmente in video e in cui si diverte a giocare ancora tra finzione e intervista-documentario.
Dieci, rigoroso esercizio di staticità dell'immagine con un'unica inquadratura fissa, è ricco di ellissi e di "caselle vuote" che lo spettatore deve riempire; ma è anche un ritratto della condizione delle donne dell'Iran nella loro lenta ricerca della libertà, nella loro lenta presa di coscienza, nella loro disperata fuga dall'autorità maschile, qui espressa dalla figura del bambino, che con il suo sguardo riempie sempre di più questo reportage sperimentale. L ' unico suono esterno è quello della sirena; e la voce e la verità di queste donne, dopo essere state isolate e dimenticate dalla storia, grazie al regista, che, puntando al realismo sembra quasi consegnare loro un microfono, arriva ad essere ascoltata e compresa.

Grazia Monteleone