IL DONO

Regia: Michelangelo Frammartino
Sceneggiatura: Michelangelo Frammartino
Cast: Angelo Frammartino, Gabriella Maiolo
Fotografia: Mario Miccoli
Montaggio: Michelangelo Frammartino
Distribuzione: Lab 80 film

Origine: Italia 2003
Durata: 80'



Caulonia è un paesino della Calabria che cinquant’anni fa contava quindicimila abitanti di cui oggi, a causa del fenomeno dell’immigrazione, ne restano poche centinaia, soprattutto persone anziane. In una casa fuori del paese vive un vecchio, solo e all’apparenza insensibile a tutto quello che accade intorno a lui. Il suo cane muore e due ragazzi del paese lo aiutano a seppellirlo, terminato il lavoro dimenticano due oggetti, una fotografia pornografica ed un cellulare, che continua a suonare e a vibrare sotto gli occhi spenti del vecchio. Una ragazza ritardata, che si crede posseduta dal demonio, aiuta gli anziani del posto a fare la spesa e nel risalire in bicicletta verso il paese concede il proprio corpo agli assalti, privi di tenerezza, degli automobilisti che le offrono un passaggio. Per liberare la giovane da questo triste commercio, il vecchio preleva i suoi risparmi all’ufficio postale e le regala una vecchia Vespa, quasi un rudere, ma sufficiente a superare la faticosa salita che separa il paese dal supermercato.Una mattina, al suo risveglio, il vecchio trova tutte le galline morte, forse una vendetta degli uomini del paese per “il dono”, impassibile fa scavare ai due ragazzi una nuova fossa, ma ben più grande di quella che ospita il suo cane, poi li congeda. Con calma, dopo aver predisposto un rudimentale ma preciso meccanismo a catena, basato sul flusso dell’acqua, si distende nella fossa aspettando il pesante cumulo di terra spinto da un rullo di cemento.
Michelangelo Frammartino è nato a Milano ma con Caulonia, il paese d’origine dei propri genitori ha un legame molto intenso, che traspare fortemente guardando Il dono, il suo primo lungometraggio. Un esordio importante, un film maturo, studiato con cura partendo dalla sceneggiatura, semplice ma straordinariamente efficace, fino alle singole inquadrature. La macchina da presa, ostinatamente fissa, inquadra i protagonisti principalmente in campo medio e lungo limitandosi ad osservare i loro gesti, le semplici attività quotidiane senza filtri di sorta, senza imporre allo spettatore suggerimenti e percorsi interpretativi. I dialoghi sono sottomessi a questa forte volontà di non contaminare la realtà, sono quindi ridotti al minimo per lasciare posto ai paesaggi ma, soprattutto, ai corpi e ai volti degli abitanti di Caulonia ai quali, primo fra tutti il nonno del regista, che interpreta il protagonista, è stato chiesto di non recitare ma di comportarsi come ogni giorno.
Il dono è indubbiamente un film difficile, lento e rigoroso, ma soprattutto bello e poetico quindi dispiace pensare che fino ad oggi, nonostante i riconoscimenti ottenuti in diversi festival, tra cui Bellaria, il film non sia stato distribuito nelle sale italiane, mentre avranno la possibilità di vederlo gli spettatori di tre paesi europei nei quali il film uscirà nei prossimi mesi.

Anna Lai