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DOPO MEZZANOTTE Regia: Davide Ferrario
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| Martino
fa il custode notturno alla Mole Antonelliana di Torino, sede del Museo
del Cinema. Il prestigioso edificio non ha segreti per lui, al punto
che da un locale abbandonato è riuscito a ricavare un piccolo
appartamento, nel quale trascorre le sue giornate anche quando non lavora.
Ma è dopo mezzanotte che il museo diventa il regno di Martino,
un posto fuori dello spazio e del tempo, dove riprendono vita i personaggi
dei vecchi film muti che il ragazzo guarda instancabilmente ogni notte,
unico essere umano in un mondo d’ombre in bianco e nero. Almeno
fino all’irruzione di Amanda. Amanda e Angelo vivono nella parte
opposta della città, alla Falchera; Angelo è un ladro d’auto
e un dongiovanni, Amanda è la sua fidanzata, costretta a rifugiarsi
nella Mole per sfuggire alla polizia. In quel luogo magico e incantato,
tra Amanda e Martino pian piano nasce l’amore, ma Angelo non è disposto
a rinunciare alla sua compagna, così sarà il destino a
decidere per il loro futuro. Autoprodotto e girato interamente in digitale, con una macchina elettronica ad alta definizione, “Dopo mezzanotte” è un film “piccolo”, tre protagonisti e Silvio Orlando come narratore, una sola location e budget limitato, ma non per questo privo di interesse. Sicuramente un omaggio al cinema, ai film muti di Buster Keaton, che Martino ama guardare nelle sue lunghe notti solitarie, ma anche a François Truffaut il cui “Jules et Jim” non soltanto è citato da Ferrario nella pellicola ma è anche emulato nel rapporto a tre dei protagonisti, ma soprattutto un film sull’amore “non soltanto la classica relazione uomo-donna, ma l’amore come lo intendeva Fassbinder: il bisogno appartenere a qualcuno o a qualcosa, un’ideale, una fede, un posto”. Dopo “Guardami”, sguardo ambizioso e drammatico sul mondo del porno, Davide Ferrario cambia nuovamente registro costruendo un film semplice e godibile, ma di quelli destinati a durare lo spazio della proiezione, perché incapaci di coinvolgere l’animo dello spettatore. Anna Lai |
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