EQUILIBRIUM

Regia: Kurt Wimmer
Sceneggiatura: Kurt Wimmer
Cast: Christian Bale, Emily Watson, Taye Diggs, Angus MacFayden, Sean Bean, David Hemmings, William Fichtner, Matthew Harbour, Maria Pia Calzone
Scenografie: Wolf Kroeger
Fotografia: Dion Beebe
Costumi: Joseph Porro
Montaggio: Tom Rolf, William Yeh
Musiche: Klaus Badelt
Origine: USA, 2003
Durata: 104'
Sito: www.buenavista.it

 


Dopo la Terza Guerra Mondiale, per scongiurarne una quarta l'uomo si è fatto furbo e ha inventato una droga, il Prozium, in grado di annullare ogni emozione. Eh sì perché l'emozione è la radice del male e chi prova emozioni è un criminale. Queste sono le leggi di Libria, una società futuristica ipertecnologica in cui il Prozium viene somministrato quotidianamente ai cittadini e chiunque si rifiuti viene arrestato e giustiziato. L'equilibrio regna sovrano ma nel sottosuolo i ribelli non ci stanno a vivere come robot e tramano l'insurrezione.
Thriller fantascientifico a metà tra le atmosfere orwelliane di "1984" e quelle truffautiane di "Farheneit 451", Equilibrium segna l'esordio dietro la macchina da presa di un prolifico sceneggiatore (Il caso Thomas Crown, Sfera, La regola del sospetto) che ammette di essersi ispirato per la sceneggiatura ai mondi futuristici di Huxley e Bradbury. La metamorfosi uomo-robot è ormai in atto, un sangue infetto pulsa nelle vene, la vacuità emozionale imperversa, le sensazioni sono sedate. Ma davvero si può vivere senza amore, passione, sofferenza e dolore? Davvero si può restare indifferenti di fronte al ritratto della Gioconda, ad un tramonto o al guaito di un cane? E' vero l'addestramento dei poliziotti-samurai ed i combattimenti di arti marziali (che però si rifanno ad una disciplina nuova, la Gun-Kata, perfetta fusione tra forza occidentale e rigore orientale) ricordano forse un po' troppo le estenuante lotte della saga matrixiana come anche il dualismo cromatico (bianco-nero) richiama prepotentemente la cupezza spielberghiana di "Minority report" ma è altrettanto vero che Equilibrium vive di luce propria sia per le scenografie (il film è stato interamente girato a Berlino dove convivono più stili architettonici e dove l'imponenza nazista ha comunque lasciato un segno indelebile) sia per i costumi rigidamente e linearmente eleganti che farebbero invidia anche al Neo-Reeves di Matrix. In più l'idea di un equilibrio fondato sulla repressione e sull'annullamento delle sensazioni non è poi così lontana dalla realtà di certe società odierne in cui la censura si accanisce su film, libri ed arte e gli individui fanno uso di farmaci che attenuano l'impatto dei problemi della vita.
Nel cast oltre al povero Hemmings relegato ad un ruolo marginale ed insignificante, anche la nostra Maria Pia Calzone, vista di recente in Pater Familias di Francesco Paterno, qui in un piccolo ruolo (la moglie di Preston che viene uccisa per crimine di emozione) ma che lascia il segno. La risposta di Wimmer alla Persephone di Matrix, tra le due non c'è storia, la Bellucci è più bella ma la Calzone è più intensa!

Marco Catola