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L’ERA LEGALE
Regia. Enrico Caria
Sceneggiatura: Enrico Caria
Cast: Patrizio Rispo, Cristina Donadio, Pietro De Silva, Franco Gargia, Giancarlo De Cataldo, Natalia Cretella, Salvatore Mignano
Fotografia: Giuseppe Schifani
Montaggio: Roberto Martucci
Costumi: Francesca Balzano
Musiche: Pivio e Aldo De Scalzi
Distribuzione: Bolero Film
Origine: Italia, 2011
Durata: 74’
Data di uscita: 13 gennaio 2012
Numero di sale: 4
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Napoli, 2020: di monnezza e camorra nessuna traccia. E la città è diventata il paradiso della legalità. Com’è possibile? Ce lo spiega Enrico Caria, vignettista, “iena” della Tv, e regista (suoi Diciassette, film del 1992 ambientato in una futuribile Napoli ricostruita però ad Istanbul, e Vedi Napoli e poi muori, amaro documentario del 2006 in viaggio tra il Vesuvio e Gomorra). Attraverso le interviste a volti noti dello spettacolo e della cultura ripercorriamo la carriera dell'artefice di tutto ciò: tale Nicolino Amore, salito da un basso dei Quartieri Spagnoli alla poltrona di Sindaco. Figlio di una contrabbandiera di sigarette e di un parcheggiatore abusivo alcolizzato, con alle spalle un passato non proprio limpido, che lo vede prima guantaio, poi perfino in carcere perché scambiato per un ladro di automobili (in realtà ci dormiva dentro dopo la bancarotta), l’impavido Nicolino torna a Napoli e trasforma la Galleria Umberto I nel suo personale Speaker's Corner diventando ben presto un paladino della legalità. Smaschera in diretta televisiva un giro di tangenti e riesce perfino ad essere eletto sindaco. Dopo una iniziale crisi morale che lo vede scendere a compromessi coi potenti di turno e perdere inevitabilmente consensi, il suo confrontarsi con la gente comune lo porterà a comprendere i veri problemi della sua città e iniziare la sua personale battaglia per il rinnovamento: ripulisce la città, liberalizza la droga e annienta la camorra. E Napoli da ricettacolo dell'immondizia nel 2008 diventa nel 2020 il posto più bello del mondo e la patria della legalità.
Peccato però che sia tutto finto. Eh sì perché L’era legale non è altro che un mokumentary, un falso documentario che sembra disegnare una realtà utopistica, una sorta di favoloso mondo di Amore, ritratto illusorio ed ironico della città più controversa d’Italia. E per dare credito al “sogno” Caria affastella una serie di finte interviste a veri protagonisti del mondo dello spettacolo e della politica, come Renzo Arbore, Isabella Rossellini, il procuratore antimafia Pietro Grasso, il presidente antiracket Tano Grasso, gli scrittori Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli, la giornalista francese Marcelle Padovani. Tutti personaggi di contorno con lo scopo di offrire su un piatto d’argento al Masaniello immaginario l’occasione di farsi portavoce di una facile (e poco originale) politica della legalità. Se pur fittizio il documentario di Caria insiste molto sulla legalizzazione delle droghe come mezzo imprescindibile per cancellare la camorra. E in questo forse ha il suo limite maggiore, ossia una certa visione semplicistica di quella che è la realtà complessa di una città come Napoli. Paradossalmente la scelta di un genere così inconsueto come il mokumentary risulta alla fine azzardata proprio perché la messinscena astrusa ed ottimista di Caria diverte ma non fa riflettere, rimanendo abbastanza innocua. Risultato in cui forse un vero documentario non sarebbe incappato.
Paola Dalle Luche
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