L'EREDITA'

Titolo originale: Arven
Regia: Per Fly
Cast: Ulrich Thomsen, Lisa Werlinder, Ghita Nørby, Karina Skands
Sceneggiatura: Per Fly, Kim Leona, Dorte Høgh, Mogens Rukov
Fotografia: Harald Gunnar Paalgard
Produzione: Zentropa Productions
Distribuzione: Teodora Film
Origine: Danimarca, 2003
Durata: 107'
Sito: www.teodorafilm.com


Christoffer, rampollo dei proprietari delle acciaierie Borch Møller di Copenhagen, ha deciso di non occuparsi più degli affari di famiglia. E' felicemente sposato con Maria, un'attrice svedese, e gestisce un ristorante a Stoccolma. Quando il padre si suicida, la madre insiste perché Christoffer ritorni a casa e si occupi dell'azienda di famiglia. A malincuore e contro il parere della moglie, il giovane accetta. Per salvare la compagnia dalla grave crisi che sta attraversando, Christoffer è costretto a prendere una serie di gravi provvedimenti che si rifletteranno anche sulla sua vita privata provocando rotture in famiglia: con il cognato, con la sorella e infine con Maria.
Secondo film di una trilogia dedicata alle divisioni sociali sullo scorcio del terzo millennio e iniziata con "The Bench", "L'eredità" è un film sul potere e sulle responsabilità che esso comporta. Attraverso un lungo flash back si assiste alla tormentata trasformazione del protagonista, che da utopista e sognatore diventa a mano a mano uno spietato uomo d'affari, perdendo nel percorso un pezzo della sua anima. Il regista Per Fly sembra aver fatto sua la tradizione culturale del proprio paese, richiamando con la figura di Christoffer, combattuto tra le decisioni che è obbligato a prendere e i richiami della sua coscienza, quella di un altro principe di un regno in declino, il suo conterraneo Amleto, succube della madre Annelise /Gertude e abbandonato dal suo grande amore, Maria/Ofelia. E quello a Shakespeare non è l'unico riferimento cinefilo-letterario proposto dal regista, che nel rapporto morboso tra madre e figlio a servizio della presa di potere sembra voler rendere omaggio al Luchino Visconti de "La caduta degli dei", citazione rafforzata con l'inquadratura delle acciaierie incandescenti all'inizio e alla fine del film. Forse per questi richiami, o forse perché nel sentir parlare di possibili fughe private di capitali sociali e di operai licenziati non si può non pensare all'attualità italiana, "L'eredità" sembra un film già visto, in cui le battute e le azioni dei personaggi sono prevedibili e scontate almeno quanto la tesi che vogliono avvalorare, quella secondo cui i soldi non danno la felicità. La retorica, comunque, viene smorzata dall'uso della macchina a mano, che rende inevitabilmente tutto più fresco e leggero, e dalla notevole interpretazione degli attori, dal protagonista Ulrich Thomsen, già acclamato in "Festen", alle interpreti femminili, che hanno alle spalle una consolidata ed evidente esperienza teatrale. Ai Robert Awards (gli Oscar danesi) il film è stato premiato sei volte su ben nove candidature: Miglior Film, Regista, Attore Protagonista, Attrice non Protagonista (Ghita Nørby), Sceneggiatura Originale e Premio del Pubblico, battendo concorrenti come "Dogville" di Lars Von Trier. Il padre del Dogma si è comunque consolato, visto che "L'eredità" è prodotto proprio dalla sua Zentropa.

Simona Ottavo