... E RIDENDO L'UCCISE
Regia: Florestano Vancini
Sceneggiatura: Florestano Vancini, Massimo Felisatti
Cast: Manlio Dovi, Sabrina Colle, Ruben Rigillo, Marianna De Micheli, Giorgio Lupano, Carlo Caprioli, Vincenzo Bocciarelli, Fausto Russo Alesi
Fotografia: Maurizio Calvesi
Scenografia: Giantito Burchiellaro
Montaggio: Enzo Meniconi
Costumi: Lia Francesca Morandini
Musiche: Ennio Morricone
Origine: Italia, 2005
Durata: 100’



Ferrara, inizi del 1500, Corte Estense. Dopo la morte di Ercole I, si scatenano le gelosie e i rancori sopiti tra i quattro figli: Alfonso, Duca D'Este e sposo di Lucrezia Borgia, Ippolito, futuro cardinale, Giulio, nato al di fuori del matrimonio, e Ferrante. Mentre a palazzo si consumano banchetti, vendette e uccisioni, il giullare di corte, Moschino, viene coinvolto suo malgrado all'interno di una delle dispute per il potere. Giunto a governare il Duca Alfonso, Moschino viene scagionato dal reato di lesa maestà, ma per uno scherzo del destino si troverà coinvolto in una burla che questa volta gli costerà la vita....
Florestano Vancini, classe 1926, attivo come regista sin dagli anni Cinquanta (“Delta padano”, “La lunga notte del ‘43”, “Il caso Matteotti”), dopo aver lavorato a numerose serie televisive (l’ultima in ordine di tempo è “Piazza di Spagna” che risale al 1993!), torna al cinema con un personalissimo omaggio all'Italia del Rinascimento, con i suoi mefistofelici intrighi, le sue lotte intestine, i suoi loschi protagonisti.
“E ridendo l'uccise” è indubbiamente un’opera diversa nel panorama del cinema italiano di oggi. Fuori da ogni trend estetico (il film in costume da noi è un po’ una mosca bianca). E forse anche fuori tempo massimo (“Le crociate” di Scott sembra rinverdire i fasti di questo genere ma il paragone tra i due film non sussiste). Purtroppo però come spesso accade per i veterani del nostro cinema (uno per tutti il maestro Dino Risi) la contaminazione televisiva finisce per avere la meglio anche sull’esperienza e sul talento e un film come questo, che vorrebbe essere prodotto esclusivo per il grande schermo, si rivela invece più adatto al pubblico lobotomizzato delle fiction tv con i suoi estenuanti primi piani, i continui controcampi e la fotografia traslucida.
Sì è vero Manlio Dovì, che interpreta Moschino su cui si incentra il punto di vista narrativo di tutta la vicenda, è bravo ma il suo personaggio è poco più che una macchietta e il suo volto resta indissolubilmente legato al brutto cabaret del Bagaglino che guarda caso riporta di nuovo e senza speranza alla televisione.

 

Marco Catola