Siete figli unici? Avete mai immaginato che cosa sarebbe successo se ad un tratto fosse andata diversamente? Oppure, se almeno lo siete stati per un po’, vi ricordate che cosa avete provato quando vi dissero che non sareste più stati soli? Questa storia potrebbe darvi delle risposte...
Nella campagna veronese del 1970 il piccolo Sergio, nove anni, trascorre l’estate più indimenticabile della sua vita. Nonostante il matrimonio dei suoi genitori non vada più a gonfie vele, sembra essere in arrivo un altro figlio. Lui, immerso continuamente in giochi solitari connotati dalle fantasie più sfrenate, inizia ad immaginare come cambierà la sua esistenza, devastata dalla presenza del fratellino, arrivando presto ad odiarlo prima del tempo. Con conseguenze imprevedibili...
Le vicende di questa pellicola meriterebbero altri due film per essere raccontate.
Uno perché è il primo film ad essere stato “adottato” da SelfCinema, un’associazione che vuol dare ad opere che lo meritano la possibilità di essere viste, che altrimenti non avrebbero. Funziona così: il film viene promosso e fatto conoscere a gruppi di persone che pre-acquistano il biglietto, garantendo così almeno l’uscita in sala, con un minimo di incassi sicuri agli esercenti che lo proietteranno; se poi piacerà proseguirà autonomamente attraverso il passaparola e le critiche positive.
L’altro per come è stato girato: concepito inizialmente in fase di sceneggiatura su due piani temporali, alternati tra i ricordi dell’infanzia e l’età adulta, dopo le riprese – nel 1998 - della parte più corposa, riguardante Sergio bambino, questa è sembrata avere una fortissima autonomia e un impatto tale da risultare difficile potervi accostare altro. Pensa che ti ripensa, dopo molte revisioni del copione e infiniti rinvii, soltanto nel 2003 il regista è tornato dietro la macchina da presa per girare un finale ambientato esattamente cinque anni più tardi, con lo stesso attore protagonista ormai adolescente.
Reggiani, al suo esordio nel lungometraggio – aveva debuttato con il corto “Asino chi legge”, candidato al David di Donatello nel 1997 – realizza un piccolo capolavoro. Un film fresco, sincero e mai ruffiano, divertente e commovente, che racconta ed esplora quell’eterno dramma che è essere fanciulli, poi crescere e non esserlo mai più. Pur nella pochezza dei mezzi, la regia è ben curata e sfrutta al massimo la fantasia. Fondamentale è stato inoltre l’apporto di solidi attori teatrali come Maria Paiato e Pietro Buontempo, poco utilizzati al cinema, e di tanti bambini straordinari, trai quali Davide Veronese e Tommaso Ferro, rispettivamente nei ruoli di Sergio e del suo fratellino immaginario. E’ un’opera così originale e particolare che per lo stile fa venire in mente il Truffaut de “Gli anni in tasca” e il tocco semplice e poetico di Olmi, per il modo in cui mostra la campagna e racconta i ragazzi, insieme all’utilizzo sapiente della musica classica. La fervida immaginazione che alimenta i giochi del protagonista richiama infine alla memoria un gioiellino in lingua francese ormai quasi dimenticato, “Toto le heros” di Jaco Van Dormael, del 1991.
L’ESTATE DI MIO FRATELLO, dopo aver fatto incetta di premi in numerosi festival nazionali ed internazionali – tra cui il Tribeca Film Festival, dove nel 2005 ha avuto la “Menzione speciale della giuria” - riesce finalmente a debuttare in quasi tutte le città capozona e continuerà la sua avventura in vari capoluoghi.
Perché dovrebbe restare invisibile?
Per nessuna ragione al mondo.
Perché NON dovrebbe restare invisibile?
E’ un piccolo capolavoro: meriterebbe anzi una distribuzione molto più dignitosa.
Paola Dalle Luche