EVERYTHING PUT TOGETHER

Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: Catherine Lloyd Burns, Adam Forgash, Marc Forster
Cast: Radha Mitchell, Megan Mullally, Justin Louis, Catherine Lloyd Burns, Matt Malloy
Musiche: Thomas Koppel, Daniele Luppi
Fotografia: Roberto Schaefer
Montaggio: Matt Chesse
Origine: Usa, 2000
Durata: 87'
Sito: www.everythingputtogether.com

Una donna ed il suo bambino. Tutto fila liscio. Un marito che la ama. Una casa da far invidia. Un gruppo di amiche fidate rigorosamente incinte. Una vita perfetta.
Una donna perde il suo bambino. Tutto si incrina. Il marito continua ad amarla ma non la sa capire. La casa è sempre meravigliosa ma è "vuota". Il gruppo di amiche si è trasformato in un covo di vipere. La vita è un incubo.
Il bebè come chiave di entrata in società. Non basta più essere ricche, belle e alla moda, per essere accettate dal gruppo bisogna essere incinte. Ma se perdi il tuo feto-passpartout allora sei out. La morte del neonato è un'onta, la società ti rifiuta e ti allontana, non vali più. Non c'è posto per una madre senza il suo bambino.
L'elaborazione del lutto non è pensabile per una società borghese e moralista che trasforma la maternità in uno status symbol. Non ci sono più Rolex né Ferrari né Kandinsky (anche perché ormai ce li hanno), ora quello che conta è avere un bebé, trofeo di fertilità e normalità. Normalità orripilante che omologa e pianifica il mondo. Normalità che annienta l'essenza ed esalta l'apparenza.
Che madre è una donna che ama il proprio bambino ma che non prova nulla per la morte di quello dell'amica? Che madre è una donna che ama il proprio bambino ma che non sente il dolore di un'altra madre che non può più amare il suo? E' una madre? Possono coesistere questi due tipi di sentimenti? Evidentemente sì, visto che la società è così che vuole che siano le madri: con la pancia gonfia ma con il cuore vuoto.
Impietosa e drastica critica alla società americana dal punto di vista insolito della maternità, Everything put together svela gli altarini di un mondo ipocrita e fasullo che non accetta la diversità e la isola senza riserve.
Mark Forster, giovane regista di origine austriaca salito in auge grazie al recente "Monster's ball" (Everything put together è del 2000 ma viene fatto uscire ora!), non segue una linea narrativa convenzionale ma opta per una cruda disintegrazione dei sentimenti e per una delirante trasfigurazione della realtà, castrando le fin troppo ovvie reazioni emotive e sfoderando un inquietante senso soft-horror che ben si presta alla rappresentazione del sogno-incubo della maternità.

Marco Catola