EVIL EYES
Regia: Mark Atkins
Sceneggiatura: Naomi L. Selfman
Cast: Adam Baldwin, Udo Kier, Jennifer Gates, Mark Sheppard, Eric Caselton
Fotografia: Mark Atkins
Montaggio: J.D. Ligier, Dustin Voigt
Scenografia: Jill Bream
Costumi: Cynthia Obsenares
Origine: Usa, 2004
Durata: 90’



Jeff Stenn è uno sceneggiatore di talento ma semifallito. Nessuno compra i suoi script e non riesce a sbarcare il lunario. Un giorno riceve una telefonata da un misterioso produttore che gli propone di scrivere la sceneggiatura per un horror ispirato a un fatto di cronaca avvenuto trentacinque anni prima. Tramite alcune videocassette in superotto e vecchi ritagli di giornale, Jeff ricostruisce la storia che dovrà girare: un regista di nome Gramm uccise la sua famiglia e si tolse la vita poco  prima la fine delle riprese del suo primo film. Accecato dal guadagno facile, Stenn decide di accettare il lavoro ma non appena comincia ad elaborare la sceneggiatura intorno a lui si verificano eventi inspiegabili che lo porteranno a rivivere la stessa follia di Gramm.
Atkins è principalmente un direttore della fotografia. Questo è il suo secondo film da regista dopo l’altrettanto (questo “Evil eyes”esce in estate e in pochissime sale) sconosciuto “Night orchid” da noi inedito. La fotografia in effetti è forse la cosa migliore di questo film con l’alternanza di colori caldi e rarefatti ad immagini in superotto. Girato con un taglio quasi documentaristico che conferisce alla tragica vicenda di 35 anni prima un certo realismo, “Evil eyes” è decisamente un film inconsueto nonostante la trama non sia proprio il massimo dell’originalità.
Atkins sembra ricordarsi bene della lezione polanskiana di “Rosemary’s baby”. E pure di quella kubrickiana di “Shining”. Il paragone non sussiste ma Atkins riesce a far fronte alla povertà dei mezzi con intelligenti scelte di regia (la macchina a mano in primis) grazie ad una sceneggiatura solida (il film è una sorta di riflessione sulla genesi della scrittura cinematografica e sui compromessi cui si è disposti a sottostare pur di vederla realizzata) e ad un gruppo di attori all’altezza (un fin troppo sottovalutato Adam Baldwin,omonimia senza parentela con il folto gruppo dei più noti fratelli Baldwin, e un inquietante Udo Kier nel ruolo del luciferino produttore George Trueman).

 

Marco Catola